Roma, 5 mar – La sinistra globalista e politicamente corretta ha da tempo individuato un suo acerrimo nemico: la lingua italiana. Un avversario tosto, visto che il nostro idioma si è formato nel corso dei secoli e non si può certo rivoluzionare con un semplice colpo di spugna. Eppure, sembra essere proprio questa la strategia delle femministe di casa nostra, che ora hanno messo sotto accusa addirittura l’Enciclopedia italiana. In una lettera aperta pubblicata su Repubblica, infatti, cento firmatarie, tra cui Laura Boldrini e Michela Murgia, hanno esortato la Treccani – con fare minatorio – a riscrivere la voce «donna» presente sul sito dell’enciclopedia.



Treccani a processo per la voce «donna»

L’iniziativa è partita da Maria Beatrice Giovanardi, un’attivista italiana residente a Londra, a cui era riuscito il colpaccio con l’Oxford Dictionary due anni fa. Ciò che le femministe rimproverano alla Treccani è che la sua voce «donna» registra «eufemismi come “buona donna” e sue declinazioni come “puttana”, “cagna”, “zoccola”, “bagascia”, e varie espressioni tra cui “serva”», si legge nella lettera aperta. Insomma, proseguono le cento firmatarie, «simili espressioni non sono solo offensive ma, quando offerte senza uno scrupoloso contesto, rinforzano gli stereotipi negativi e misogini che oggettificano e presentano la donna come essere inferiore». Di qui la richiesta (intimazione?) alla Treccani di «eliminare i vocaboli espressamente ingiuriosi riferiti alla donna, limitandosi a lasciarli sotto la lettera iniziale di riferimento».

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La pochezza delle femministe

In realtà, sia nel vocabolario che nel dizionario dei sinonimi e dei contrari, la Treccani specifica che «in numerose espressioni consolidate nell’uso si riflette un marchio misogino che, attraverso la lingua, una cultura plurisecolare maschilista, penetrata nel senso comune, ha impresso sulla concezione della donna. Il dizionario, registrando, a scopo di documentazione, anche tali forme ed espressioni, in quanto circolanti nella lingua parlata odierna o attestate nella tradizione letteraria, ne sottolinea sempre, congiuntamente, la caratterizzazione negativa o offensiva». Del resto, già il fatto che l’Enciclopedia italiana ci parli di «cultura plurisecolare maschilista» ci pare anche troppo, visto che riflette in toto l’ideologia anti-patriarcato delle femministe più radicali. Non si capisce, insomma, dove sia il problema, stante che ogni persona normodotata sa benissimo che «bagascia» è un termine dispregiativo. Ma d’altra parte, si sa, definire «persone normodotate» le femministe di quarta ondata sta diventando sempre più difficile.

Valerio Benedetti

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