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Trieste, 5 mar – Ha patteggiato una pena di 7 mesi davanti al gup di Trieste il 45enne senegalese, residente a Susegana, accusato di detenere materiale pedopornografico sul proprio cellulare. Secondo quanto riportato da Treviso Today, l’immigrato, un operaio di 45 anni, rischia di perdere il permesso di soggiorno sul suolo italiano.



E ora altri sei senegalesi, tutti residenti nella Marca e facenti parte della cerchia di conoscenze del condannato, rischiano di finire indagati per lo stesso reato: lo scambio, via smartphone, di foto di abusi sessuali su minori perpetrati in Siria. Per i sei stranieri la Procura distrettuale di Trieste ha inviato le carte a Treviso.

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Il senegalese aveva inviato le foto per errore

I fatti risalgono alla primavera del 2019. Il 45enne senegalese aveva acquistato una cucina presso un mobilificio nel pordenonese. Nello scambiarsi alcuni sms con la padrona dell’attività per accordarsi sulla consegna del mobilio, l’immigrato aveva accidentalmente inviato alla donna una foto in allegato. L’immagine ritraeva una scena di sesso fra un adulto e un bambino molto piccolo. La titolare dell’attività aveva subito denunciato il fatto alle autorità competenti: per il senegalese era scattata l’accusa di detenzione di materiale pedopornografico. Le forze dell’ordine, dopo aver proceduto al sequestro dei dispositivi in possesso dell’uomo, avevano subito trovato tracce di una serie di immagini pedopornografiche. Foto che lo straniero aveva cercato in precedenza di cancellare.

Si investiga su altri sei stranieri 

«Non sono stato io a mandare quella immagine», aveva cercato di difendersi il senegalese.  «Il cellulare l’ho prestato una volta ad un immigrato che mi ha chiesto ospitalità. Era un mediorientale, gli ho dato il telefono perché doveva chiamare i suoi parenti». Ma nei registri delle chiamate forniti dalla compagnia telefonica non vi era traccia di tale chiamate. Quel che è emerso, invece, è la presenza di ben sei numeri, tutti associati a connazionali del senegalese, ai quali l’uomo avrebbe inviato le fotografie degli abusi. Nessuno dei quali risulta aver sporto denuncia per l’invio di materiale illegale. Gli investigatori friulani notato il particolare, hanno inviato il faldone di indagine ai magistrati trevigiani perché procedano con gli accertamenti del caso.

Cristina Gauri

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