Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 9 lug – Ricorre oggi il cinquantesimo anniversario dell’uscita di Lucio Battisti Vol. 2. Si tratta del secondo album del cantautore di Poggio Bustone e, a parte tre brani provenienti dal disco precedente, racchiude al suo interno molte delle canzoni pubblicate nel seguente e più famoso Emozioni.

Leggi anche – Lucio Battisti, la voce fuori dal coro che manca oggi più che mai

Il disco è stato rilasciato per la prima volta il 9 luglio del 1970 soltanto in formato cassetta e per questo motivo passato in sordina nella discografia del cantautore. Soltanto nel 2018 è stato ripubblicato per la prima volta nella storia in formato CD e LP da Sony Music. A distanza di cinquant’anni, vogliamo analizzare le canzoni che compongono l’album in modo da riscoprirlo e rivalutare la sua importanza.

I brani di Lucio Battisti Vol. 2

  1. Fiori rosa, fiori di pesco parla di un ragazzo ancora innamorato della sua ex fidanzata, nonostante si sia lasciato da un anno con lei. Il protagonista si presenta a casa della sua vecchia compagna per riallacciare i rapporti ma quando questa apre la porta è in compagnia di un altro uomo. Il brano si apre con un breve tema dal vago sapore orientale (sulle note la-do-re-do-sib-la-sol-la) al termine del quale entra la voce di Battisti accompagnata dall’organo in tempo rubato. La parola “scusa” introduce l’accompagnamento della chitarra sugli accordi Do-Fa-Sol. In seguito entrano gli altri strumenti tra i quali l’orchestra, basso e batteria.
  2. 7 e 40 è un brano sul tema della “partenza”. Il testo parla di un uomo e una donna che si separano. La donna prende il treno delle 7 e 40, ma appena il protagonista si trova da solo si rende conto di non poter stare senza la propria compagna: decide così di prendere l’aereo “che parte alle 8 e 50” per raggiungerla. Si tratta di un brano pop ballabile e dal ritmo accattivante. Il pezzo inizia con un riff di basso, strumento molto percepibile in tutta la canzone, alla quarta battuta entra la batteria mentre alla nona entrano voce, chitarra e tastiera. Si tratta di uno dei maggiori successi del cantautore reatino.
  3. Acqua azzurra, acqua chiara risente di influenze provenienti dalla musica latinoamericana: il tema iniziale esposto dalle trombe e l’accompagnamento con le chitarre ricordano la musica dei mariachi.
  4. Prigioniero del mondo è un brano scritto da Carlo Donida e Mogol: già inserito nell’album Lucio Battisti, è il primo singolo che ha permesso al cantautore di entrare nella hit parade italiana nel 1968. Il pezzo parla di un uomo che sogna di cambiare vita, ma essendo impegnato con la propria compagna e non volendo lasciarla, si sente “prigioniero” di un mondo “che si lascia soltanto sognare”. La canzone inizia in La bemolle maggiore e sale di mezzo tono dopo la fine del primo ritornello. Degne di nota sono la produzione a cura di Mogol e l’arrangiamento e direzione d’orchestra a cura di Detto Mariano.
  5. Dolce di giorno è un brano in Sol maggiore, risente di notevoli influenze blues/rock e ruota per la maggior parte sul primo, quarto e quinto grado della scala.
  6. Mi ritorni in mente è uno dei pezzi più celebri del disco. Anche questo brano parla di una storia d’amore ormai finita. Nella prima parte del testo il protagonista ricorda la sua ex e la idealizza, nella seconda parte però si rende conto che il suo amore per lei non è più corrisposto e che la storia è irreparabilmente finita. La canzone inizia con un’introduzione orchestrale di quattro battute, a metà della quinta battuta Battisti espone il tema principale sulle parole “mi ritorni in mente” (note sol-la-si-re-la-sol). La frase “ma c’è qualcosa che non scordo” introduce la seconda parte della canzone che si apre con un botta e risposta tra il canto di Battisti e le trombe dell’orchestra. Dall’atmosfera lenta e sognante della prima parte si passa a un ben più “fisico” e tormentato ritmo funky che evidenzia l’accompagnamento della chitarra e la linea del basso.
  7. Il tempo di morire è un pezzo in Do maggiore: parla di un uomo innamorato di una donna al punto da essere disposto a regalarle la propria motocicletta pur di fare l’amore con lei (il termine morire viene qui usato per intendere l’orgasmo, detto anche “piccola morte”). Famoso esempio di blues rock italiano, questo brano ruota sui gradi principali della scala di Do.
  8. Un’avventura è un’altra famosissima canzone di Battisti: pubblicata il 31 gennaio del 1969, è stata inclusa il 5 marzo successivo nel primo album del cantante. Anche questo brano è in tonalità di La bemolle maggiore e come altri pezzi del cantautore inizia lentamente acquistando ritmo nella seconda parte della canzone.
  9. Dieci ragazze parla di un uomo innamorato di una donna che non lo ricambia: il protagonista decide così di circondarsi di “dieci ragazze” per fare l’amore nella speranza di dimenticare la donna, ma alla fine della canzone è costretto ad ammettere che continua a pensare alla sua ex e rimane innamorato di lei. Anche qui il termine morire nella frase “labbra rosse sulle quali morire” è in realtà un riferimento all’atto sessuale. Dal punto di vista musicale, il pezzo inizia in tonalità di La minore e dopo ogni ritornello sale di semitono, prima in Si bemolle minore e poi in Si minore. Il brano è ritmato e ballabile, si percepiscono chiaramente le influenze blues nell’arrangiamento del pezzo e in particolare nella parte di basso.
  10. Nel sole e nel vento, nel sorriso e nel pianto è un brano in Scritto da Battisti e Mogol, il pezzo era già conosciuto al pubblico in quanto pubblicato come cover da I Ribelli nel 1968 e in seguito inserito nella versione di Battisti nel suo primo ed omonimo album. La canzone colpisce per la fortunata interpretazione in 3/4, la forte presenza del basso (si percepiscono chiaramente le note re-do#-si-la della linea melodica) e la bellezza degli arrangiamenti.
  11. Luisa Rossi è il secondo singolo del cantautore laziale, uscito in coppia con la canzone Era, ultima traccia dell’album. Si tratta di un pezzo pop rock ballabile, nel quale spiccano la presenza delle trombe. Di questo brano sono state incise due versioni, la prima è quella presente in questo disco, la seconda è leggermente differente per quanto riguarda il testo e il missaggio sonoro.
  12. Era è un brano scritto da Battisti nel 1965 su testo (probabilmente ispirato a Yesterday) di Roby Matano. La canzone risente delle influenze del cantautorato americano e inglese degli anni ’60, infatti l’accompagnamento della canzone ricorda molto Bob Dylan di Tambourine e Donovan di Catch The Wind. La dolce interpretazione di Battisti, la semplicità del testo e dell’arrangiamento conferiscono alla canzone un carattere quasi “bucolico” e la rendono una delle migliori dell’album. Questo brano è bello perchè inattuale: ci rimanda alle sonorità tipiche di quegli anni e nella suo carattere vagamente naïf ci fa assaporare la freschezza della musica di allora, così distante dagli stucchevoli ritmi reggaeton degli attuali tormentoni estivi.

Alberto Ballottari