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Buenos Aires, 9 ago – Fino a sabato scorso molti osservatori internazionali temevano l’ennesimo default dell’Argentina. Le cose fortunatamente sono andate per il verso giusto grazie anche alla capacità di mediazione della Casa Rosada: il 4 agosto scorso Buenos Aires ha raggiunto un accordo con i creditori per la ristrutturazione di quasi 67 miliardi di dollari di titoli del suo debito estero. La notizia è stata ufficializzata in un comunicato congiunto del ministero dell’Economia e di tre grandi consorzi di creditori.

Il liberismo ha portato allo sfascio l’Argentina

Dopo sette mesi di trattative, infatti, il presidente Alberto Fernandez non poteva sperare di meglio. Qualche giorno prima, parlando in videoconferenza con il Consiglio delle Americhe, Fernandez aveva dichiarato: “Spero davvero che i creditori capiranno che stiamo facendo uno sforzo enorme. Ed è l’ultimo che possiamo fare. Chiedo, per favore, che aiutino l’Argentina a uscire dalla depressione. È impossibile chiedere a un Paese che ha il 40% di persone povere di fare uno sforzo aggiuntivo perché questi sforzi ricadono sempre sui settori più vulnerabili”.

Buenos Aires sta pagando un prezzo altissimo alle politiche neoliberiste dell’ex presidente Mauricio Macri. Una pesante eredità che non può essere cancellata con un tratto di penna. Macri aveva indebitato pesantemente l’Argentina in valuta estera. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: inflazione stratosferica (il livello più alto in 28 anni con i prezzi al consumo aumentati di oltre il 50%), crollo del valore del Peso, Pil in caduta libera.

La nazione sudamericana era già profondamente provata prima dell’arrivo del coronavirus. Quando la pandemia ha iniziato ad espandersi i creditori si sono fatti sentire. La trattativa si è svolta in un contesto economico gravemente recessivo: negli ultimi due anni il tasso di crescita del Pil argentino è crollato. Nel 2019 ha fatto registrare un -2,2% e nel 2018 un -2,5%. Da quel momento è partito un braccio di ferro che almeno per ora rappresenta il miglior compromesso possibile.

Quali sono i termini dell’accordo?

Coloro che hanno sottoscritto quest’intesa non nascondono il loro entusiasmo: “La Repubblica Argentina e i rappresentanti del ‘Grupo Ad Hoc de Bonistas Argentinos’, del ‘Comité de Acreedores de Argentina’ e del ‘Grupo de Bonistas del Canje’ ed altri sono giunti ad un accordo oggi che permetterà ai membri dei tre gruppi di appoggiare la proposta di ristrutturazione del debito dell’Argentina e offrirà alla Repubblica un alleggerimento significativo del suo debito”. Il ministro dell’Economia Martin Guzman ha fatto di tutto per evitare condizioni capestro senza danneggiare la già compromessa credibilità dei titoli di stato argentini riuscendo ad accontentare tutti.

“Le nuove obbligazioni in dollari ed euro del 2030 cominceranno ad essere rimborsate nel luglio 2024 scadranno nel luglio 2030, con la prima rata pari alla metà di ogni rata rimanente. D’altra parte – spiega la nota – le obbligazioni in dollari ed euro del 2038 inizieranno ad essere ammortizzate a partire dal luglio 2027 e scadranno nel gennaio 2038”. Inoltre, conclude la nota: “L’Argentina adeguerà alcuni aspetti delle clausole di azione collettiva nei nuovi documenti per rafforzare l’efficacia del quadro contrattuale come base per la risoluzione delle ristrutturazioni del debito sovrano. L’accordo dei creditori è espressamente subordinato all’inclusione di questi aggiustamenti proposti nei nuovi documenti obbligazionari argentini”. Queste ultime clausole hanno rassicurato gli investitori ed impedito il default. Detto questo, vi sono altri motivi che hanno portato gli investitori a più miti consigli.

La riuscita di una trattativa non dipende solo dalle sue clausole

I creditori in questa vicenda hanno mostrato un lato umano (troppo umano) per convincerci sulla loro sincerità. In questa trattativa, infatti, erano coinvolti dei colossi della finanza come Blackrock, Ashmore e Fidelity che hanno accettato un piano di rientro molto favorevole al debitore. Buenos Aires restituirà a rate prolungate nel tempo il 54,9% dei 69 miliardi di dollari ricevuti, risparmiando tra capitale e interessi circa 34mila milioni di dollari.

Ma cosa è dovuta tanta generosità? La risposta non è semplice. Le decisioni che sono state prese non rispondono alle logiche della finanza strictu sensu. Il Fondo Monetario Internazionale, di solito molto severo nei confronti delle nazioni insolventi, si è impegnato per favorire l’intesa.

Non bisogna dimenticare che la crisi economica dovuta alla pandemia sta pesantemente influenzando il comportamento dei grandi attori dell’economia globale. Se a Buenos Aires fosse andato in scena il film già visto nel 2001, i creditori avrebbero rischiato di non ottenere nulla. Secondo l’esperto di America latina Livio Zanotti in questo momento la forza dei debitori sta nella loro potenziale insolvibilità.

Non è però oro tutto quello che luccica. La finanza ha sempre un piano B. Stavolta, Larry Fink (ceo e fondatore di BlackRock) e gli altri tycoon si sono accontentati di una restituzione della metà del loro credito pur di non uscire a mani vuote da questo affare. Se non avessero incassato nulla in questa situazione, chi sarebbe impegnato ad attuare politiche lacrime e sangue pur di pagare i debiti ai grandi fondi d’investimento? Forse stavolta Davide ha avuto la meglio contro Golia, ma non bisogna mai dimenticare i rapporti di forza.

Salvatore Recupero

2 Commenti

  1. con il dovuto rispetto dovuto alla persona che ha scritto questo articolo, io sono argentino, conosco la situazione del mio paese, bisogna mettere in chiaro una cosa, la causa dello sfascio dell’Argentina è l’ex presidenza della Kirchner, di cui Fernandez è un “puppet”, il governo di Macri è stato il miglior governo che l’Argentina ha visto in 50 anni, se non di più, come sindaco di Buenos Aires ha dato un volto completamente nuovo alla città, costruendo reti metropolitane e dando una spinta al trasporto pubblico, durante la sua presidenza è stato dato un grande impulso all’economia Argentina, agevolando le aziende, (‘l’industria aerospaziale Argentina ha giovato come da anni non faceva) e costruendo infrastrutture, tutta questa spinta è stata (non stranamente) bloccata dal governo Fernandez, che vuole un’ Argentina debole e poco competitiva, va anche precisata una cosa, il peronismo di sinistra, mi pare strano che un giornale come il primato nazionale esalti un politico che è a favore di politiche apertamente socialiste

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