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Stima del peso dell’economia “grigia” sul totale del Pil per alcuni paesi europei

Francoforte, 23 feb – Il livello della pressione fiscale superiore al 50% con punte ben superiori al 60% per le imprese, che ha superato ogni limite incluso quello della decenza, oltre che essere fortemente inefficiente – gli introiti complessivi massimi si ottengono tra il 15% e il 30% – ha forzato una parte consistente dell’economia italiana verso la cosiddetta zona grigia, frettolosamente classificata nell’ambito dell’evasione fiscale ma più propriamente riconducibile, almeno per le attività di limitata consistenza, a una vera e propria valvola di sicurezza dietro la quale sopravvive un’economia vivace e creativa, sebbene relativamente nascosta.

Secondo l’agenzia Bloomberg, nel 2012 questa economia grigia rappresentava quasi il 22% del prodotto interno lordo (Pil) nazionale, ed è probabile che oggi essa ammonti a qualcosa in più almeno in termini percentuali. Il problema è che tale gigantesca frazione del Pil funziona grazie al contante, alla moneta reale, che consente di evitare la tracciabilità delle transazioni.

Un articolo pubblicato sul Wall Street Journal (Wsj), rilanciato per intero dal sito specializzato ZeroHedge, eliminare il contante potrebbe significare il tracollo dell’economia italiana, e i numeri sembrano sostanziare un’affermazione apparentemente tanto drastica.

L’allarme deve aver suonato forte e chiaro anche nelle sorde stanze del governo Renzi, tanto è vero che, contrariamente alla tendenza prevalente nelle economie occidentali, il limite delle transazioni in contanti è stato aumentato a 3mila euro con la nuova legge di stabilità, triplicando la soglia stabilita dal 2012 in poi in virtù del famigerato decreto “salva Italia” di Mario Monti. In Francia, invece, è avvenuto esattamente l’opposto l’anno scorso, in Germania – che ha un livello di evasione fiscale molto più basso che nel nostro paese – è stato recentemente proposto un tetto di 5mila euro, mentre si cerca di rendere la vita difficile a chi accetta pagamenti in moneta superiori a 15mila euro.

Per quanto riguarda le istituzioni sovraordinate, la Banca centrale europea ha proposto alcuni giorni fa, per bocca del suo presidente Mario Draghi, di abolire la banconota da 500 euro, mentre sull’altra sponda dell’Atlantico è toccato al guru economico dei democratici Usa, Larry Summers, accademico di Harvard e già Segretario al Tesoro degli Stati Uniti sotto la presidenza Clinton, lanciare l’analoga proposta di abolire la banconota da 100 dollari. Secondo il citato editoriale del Wsj, in realtà l’obiettivo non più tanto nascosto delle élite finanziarie occidentali sarebbe quello di abolire completamente il contante, a favore delle transazioni elettroniche. La ragione di tanto accanimento, dietro l’improbabile paravento della lotta all’evasione fiscale, è estremamente concreta e pressante, nonché perfettamente coerente con la fase di crisi strutturale di cui non è dato vedere un termine: “I politici e i banchieri centrali temono che i detentori di moneta contante possano minare alla base le istituzioni finanziarie ormai fondate su tassi d’interesse negativi, già consolidati in Giappone e in Europa, e prossimi a stabilirsi anche negli Stati Uniti… I tassi negativi rappresentano una tassa sui depositi bancari, con lo scopo di costringere i correntisti a rimuovere il proprio denaro e spenderlo, così incrementando l’asfittica domanda di beni e servizi. Tuttavia, questo obiettivo sarebbe vanificato se i cittadini accumulassero contante, il che risulta molto più difficile in assenza di banconote di grosso taglio, e di fatto impossibile in caso di abolizione del contante”.

Il bando al contante è stato recentemente proposto dal capo economista della Banca d’Inghilterra, Andrew Haldane, quale presunta soluzione per superare la politica degli interessi zero (o negativi) che – insieme al suo completo fallimento per risollevare la domanda e quindi l’inflazione – ha esaurito le munizioni delle banche centrali. I danni di una simile misura sarebbero in realtà immensi, mentre i benefici rimangono tutti da dimostrare e, come vedremo, probabilmente inesistenti, tanto da poter ritenere tutto l’argomento un falso problema, come già spiegato su questo giornale.

In primo luogo, come illustrato in precedenza, economie come quella italiana – ma anche quello che rimane dell’economia greca, di quella portoghese, spagnola e in misura minore perfino quella tedesca – rischierebbero il tracollo, associato a milioni di nuovi disoccupati, a meno di una riforma drastica (e ad oggi molto improbabile) delle rispettive politiche fiscali. Secondo, le stesse attività tuttora completamente legali (cioè, che producono gettito fiscale), e in particolare la platea sterminata di quelle più piccole e locali, ne sarebbero duramente colpite sia per la complicazione apportata dalle transazioni elettroniche, sia soprattutto per il carico di prelievi addizionali imposti dalle banche (per esempio bonifici) e dalle carte di credito. Per non parlare delle decine di milioni di persone a basso reddito che non posseggono un conto bancario per evitarne i costi.

I benefici, al contrario, dovrebbero risultare, oltre che dalla tassazione dell’economia grigia – che, come illustrato, più probabilmente collasserebbe –, dalla ripresa della domanda. Che questo avvenga davvero, tuttavia, è del tutto improbabile, eccetto forse per un brevissimo periodo, in considerazione della contrazione delle retribuzioni medie reali, dell’aumento della disoccupazione e della sotto-occupazione, del declino della redditività degli investimenti praticamente di qualsiasi tipo e natura (dai corsi azionari alle iniziative industriali), e più alla radice per le stesse ragioni che su queste colonne abbiamo individuato all’origine della crisi strutturale in corso, emerse in particolare con il crollo del prezzo delle materie prime.

Per una volta, insomma, Renzi pare essersi mosso in controtendenza a difesa dell’economia nazionale, sebbene in modo tanto timido da suscitare seri dubbi sulla sua futura capacità di resistenza ai diktat dell’élite finanziaria occidentale, quando soltanto una svolta sovranista e autarchica dell’Europa potrebbe scongiurare al nostro continente di scivolare nell’abisso insieme alle altre economie guidate da Washington.

Francesco Meneguzzo

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2 Commenti

  1. Sono convinto che un movimento come CasaPound abbia l’obbligo di fare un’intensa e continua controinformazione in ogni ambiente dove sia possibile(banchetti,convegni,scuole ed università) sulla necessità di riacquistare la propria sovranità monetaria,come UE o come Italia ,spiegando ,con parole comprensibili a tutti, cosa siano veramente l’euro,la commissione europea ,la banca centrale europea e le banche centrali dei singoli paesi con gli effetti negativi ed i gravi rischi che continuano a generare impoverendo ed indebolendo gli italiani e gli europei.Tutti i cittadini devono avere le idee chiare su queste problematiche. Questo dev’essere il cavallo di battaglia primario in grado di raccogliere in tempi medi consensi e simpatie. Quello che gli altri affrontano episodicamente, senza poi dare un seguito organico, dovrebbe caratterizzare chiaramente il movimento ed identificarlo come unico portabandiera della sovranità e la dignità degli italiani e degli europei.Si potrebbe iniziare con la manifestazione internazionale di maggio a Roma portando anche i movimenti fratelli di altre nazioni su questi temi prioritari.

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