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ferrovie frecciabiancaRoma, 16 – Un anno record, il 2015, per Ferrovie dello Stato. Nei dodici mesi chiusi a dicembre il gruppo, integralmente controllato dal ministero dell’Economia, ha realizzato un utile netto pari a 464 milioni di euro, in crescita di oltre il 53% rispetto al 2014. Un risultato raggiunto “pur in presenza di forti discontinuità derivanti dal mutato quadro normativo e regolatorio”, spiegano da Piazza dei Cinquecento.

“I ricavi operativi – illustrano le Ferrovie in una nota – si attestano a 8.6 miliardi, con un incremento di 195 milioni. Hanno contribuito i servizi ferroviari di media e lunga percorrenza, trainati dalle Frecce, in aumento per circa 67 milioni, il gruppo Netinera e il gruppo Busitalia Sita-Nord, nonché la plusvalenza realizzata dalla cessione della rete elettrica a Terna tramite la vendita della partecipazione detenuta in S.EL.F. A tali effetti si contrappone la cessazione del contratto di servizio universale merci per circa 106 milioni di euro”. Nel complesso, le Ferrovie hanno centrato tutti gli obiettivi strategici prefissati, mantenendo anche i margini economici a livelli più che ottimi: l’Ebitda – che indica il risultato sulla base della sola gestione caratteristica, escludendo quindi ricavi ed oneri extra – raggiunge infatti quasi quota 2 miliardi, in calo rispetto all’anno precedente (-139 milioni) quasi solo a causa delle predette modifiche regolamentarie.

“L’ottima performance del 2015 – ha dichiarato l’amministratore delegato, Renato Mazzoncini – conferma il ruolo trainante del Gruppo Ferrovie per l’economia italiana e le grandi prospettive di crescita in un contesto economico nazionale in miglioramento. Siamo pronti a fare la nostra parte per contribuire alla ripresa”. Parole di entusiasmo anche per il presidente, Gioia Ghezzi: “Gli ottimi risultati raggiunti dal Gruppo costituiscono una solida base per il prossimo triennio di investimenti e crescita”. Sono almeno 6 i miliardi che Ferrovie è previsto investirà durante quest’anno, anch’essi in crescita di quasi il 30% rispetto ai 5.5 miliardi del 2015.

Nonostante i risultati – l’utile del 2015 segna il punto più alto toccato dalle Ferrovie nella sua storia – nessuna marcia indietro sulla privatizzazione del gruppo. Inizialmente messa in calendario per quest’anno, è ormai certo che slitterà al 2017, con l’obiettivo di quotare sul mercato di Borsa Italiana almeno il 40% nell’ambito del piano di dismissioni pubbliche che punta a reperire alcuni miliardi per abbattere il debito pubblico. Se anche la cessione avverrà a valori di mercato, si tratterà comunque di qualcosa molto vicino ad una svendita: visti i record di bilancio, qualsiasi prezzo difficilmente potrà compensare la rinuncia a stabili dividendi che, ad oggi, confluiscono per intero nelle casse dell’erario.

Filippo Burla

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1 commento

  1. La privatizzazione di FS servirà per finanziare gli 80 euro destinati ai pensionati. La manovra si farà in prossimità delle prossime elezioni, la solita marchetta destinata soprattutto a quel popolo di pecoroni che non è andato a votare al Referendum.

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