Roma, 27 lug – Gli Stati membri dell’Ue hanno accettato il piano per l’emergenza gas pensato dalla Commissione europea. Cosa prevede il piano?Un taglio volontario (obbligatorio se viene dichiarata l’allerta nel caso di emergenza energetica) del 15% dei consumi tra il primo agosto 2022 e il 31 marzo 2023. Di fatto i ministri dell’Energia degli Stati membri hanno così approvato la proposta della Commissione guidata da Ursula von der Leyen, contenuta in un regolamento denominato Piano per salvare l’inverno, chiedendo e ottenendo alcune deroghe. Il piano ha visto la contrarietà dell’Ungheria, perché lo ritiene “inapplicabile”. In questo caso però Budapest non poteva porre il veto perché per l’approvazione era sufficiente la maggioranza qualificata. Tra i Paesi membri che potranno contare su esenzioni c’è anche l’Italia.

I Paesi che hanno ottenuto esenzioni

Specifiche deroghe sono state concesse alle nazioni con poche interconnessioni (le isole, ovvero Malta, Irlanda e Cipro; nonché Portogallo e Spagna), a quelle fortemente legate alla rete elettrica russa (i Paesi Baltici), ma anche a quelli che usano il fossile per la produzione di energia elettrica. E ancora: a chi riempie gli stoccaggi che potrebbero rivelarsi utili ad altri Paesi membri. Vi sono poi speciali esenzioni per alcune industrie considerate critiche. Insomma, un bel ginepraio, molta confusione e applicazione generale piuttosto complicata.

Le motivazioni del Consiglio Ue

Il Consiglio Ue, si legge nella nota, “ha convenuto che gli Stati membri che non sono interconnessi alle reti del gas di altri Stati membri (in particolare le isole, ndr) sono esentati dalle riduzioni obbligatorie del consumo di gas in quanto non sarebbero in grado di inviare volumi significativi di gas attraverso gasdotti a vantaggio di altri Stati membri. Sono esentati anche gli Stati membri le cui reti elettriche non sono sincronizzate con il sistema elettrico europeo e dipendono fortemente dal gas per la produzione di elettricità, al fine di evitare il rischio di una crisi dell’approvvigionamento elettrico”.

Inoltre “gli Stati membri possono richiedere una deroga per adeguare i propri obblighi di riduzione della domanda, se dispongono di interconnessioni limitate con altri Stati membri” e se possono dimostrare “che le loro infrastrutture nazionali di Gnl sono utilizzate per reindirizzare al meglio il gas verso altri Stati membri”. Sempre gli Stati membri “possono anche richiedere una deroga se hanno superato i loro obiettivi di riempimento dei depositi di stoccaggio di gas, se sono fortemente dipendenti dal gas come materia prima per le industrie critiche o se il loro consumo di gas è aumentato di almeno l’8% nell’ultimo anno rispetto alla media degli ultimi cinque anni”.

Taglio gas, cosa prevede il piano Ue per l’Italia

Come visto si prevede un taglio taglio volontario del 15% dei consumi tra il primo agosto 2022 e il 31 marzo 2023. Il taglio diventa però obbligatorio se viene dichiarata l’allerta nel caso di emergenza energetica. L’allerta può comunque essere proposta dalla Commissione Europea se ritiene sussistano le condizioni. Qualche esempio? Insufficiente offerta di gas oppure richiesta eccessiva. Può altrimenti essere proposta l’allerta se richiesta da almeno cinque Stati membri. A quel punto saranno gli Stati membri a decidere sull’effettiva attuazione a maggioranza qualificata.

Ma, nel frattempo, su che tipo di esenzioni potrà contare l’Italia? A spiegarlo è il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani. “Inizialmente era un taglio del 15% uguale per tutti che era un po’ complicato da gestire. Adesso è stato differenziato praticamente Paese per Paese. Nel caso dell’Italia per esempio, con le regole che sono state sviluppate, tra le quali l’interconnessione con gli altri e il fatto che l’Italia sia Paese di passaggio del gas, è chiaro che il computo è diverso. Con i numeri e con le regole stabilite – dice Cingolani – noi sostanzialmente dovremo risparmiare circa il 7% rispetto alla media del consumo di gas annuale negli ultimi cinque anni”.

Sospiro di sollievo? Non proprio, perché al netto del taglio comunque possibile, in caso di emergenza l’Italia è probabile che venga chiamata a fornire parte dei propri stoccaggi, “ora al 70,5%”, ai Paesi maggiormente bisognosi. “Se sarà necessario potremo liberare un po’ più di gas per quelli che sono meno interconnessi”, afferma Cingolani.

Eugenio Palazzini

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