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gioco d'azzardoRoma, 2 genPiù di quanto lo Stato spende per l’istruzione, poco meno di quanto spendiamo per mangiare. Con 95 miliardi l’anno – il 4,4% del nostro Pil – gli italiani si confermano dei “grandi” avvezzi al gioco d’azzardo, ormai a livello di piaga sociale ma che finanzia lautamente le casse pubbliche.



Il precedente record risaliva al 2015, quando con 88 miliardi si era invertito un trend in discesa da alcuni anni. Negli scorsi dodici mesi, con un aumento dell’8%, si é raggiunto il nuovo massimo storico. Il quale rappresenta quasi il 100% in più rispetto al 2008 quando il totale speso sfiorava i 50 miliardi: in meno di due lustri la spesa per il gioco d’azzardo é sostanzialmente raddoppiata. Il 50% delle somme “investite” finisce in slot e videolottery, più di 400mila macchinette che fanno dell’Italia fra i paesi a maggiore diffusione di apparecchi, con numeri superiori addirittura alla patria dei casinò, gli Stati Uniti d’America.

Problema per molti soggetti (e relative famiglie) a rischio, ma anche rodato business che finanzia parimenti governo e criminalità organizzata, le cui mani sono da anni nel settore. Nonostante le promesse, infatti, la moratoria all’autorizzazione di nuovi terminali é continuamente prorogata di finanziaria in finanziaria. Sarà che i proventi per l’erario sono sempre corposi, arrivando a sfiorare i 20 miliardi l’anno. Cifra sensibilmente aumentata con l’aggiustamento all’insù della tassazione in vigore dal primo di gennaio dell’anno scorso. Un aumento che non ha scoraggiato gli habitué del gioco d’azzardo. E che permette a tanti, troppi, di lucrare sulla disperazione.

Filippo Burla

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