Melfi, 12 lug – A furia di contestare i cugini “grandi”, l’estrema sinistra è finita per rassomigliarvi. Niente di clamoroso, per carità, visto che parliamo dello stesso album di famiglia. Fa però sorridere che, così come i vari Pd e Liberi e Uguali si concentrano – che siano in maggioranza o in opposizione, la verve è la stessa – in battaglie di retroguardia, anche i sindacati seguano a ruota. Si tratti della Cgil o delle sigle più radicali, poco cambia. A questo giro protagonista è l’Usb, sindacato rimasto alla vecchia, ammuffita, logora e stantìa contrapposizione ideologica degli anni ’70, per intenderci quella fatta dello scontro con i “padroni” che ritorna da manuale, se prima in tragedia, adesso in farsa.

L’Unione sindacale di Base ha infatti annunciato, nello stabilimento Fiat di Melfi, due giorni di sciopero. Che la dialettica sindacati-azienda all’interno del gruppo torinese non sia mai stata idilliaca è la storia (anche recente) a raccontarlo. Quel che fa però restare basiti è la motivazione alla base dello sciopero: l’acquisto di Cristiano Ronaldo.

“È inaccettabile che mentre ai lavoratori di Fca e Cnh Industrial l’azienda continui a chiedere da anni enormi sacrifici a livello economico, la stessa decida di spendere centinaia di milioni di euro per l’acquisto di un calciatore”, si legge nel comunicato. “Ci viene detto – prosegue l’Usb – che il momento è difficile, che bisogna ricorrere agli ammortizzatori sociali in attesa del lancio di nuovi modelli che non arrivano mai. E mentre gli operai e le loro famiglie stringono sempre più la cinghia la proprietà decida di investire su un’unica risorsa umana tantissimi soldi! È giusto tutto questo? È normale che una sola persona guadagni milioni e migliaia di famiglie non arrivino alla metà del mese? Siamo tutti dipendenti dello stesso padrone ma mai come in questo momento di enorme difficoltà sociale questa disparità di trattamento non può e non deve essere accettata”.

Un concentrato di pauperismo che sembra uscito dalla narrazione qualunquista grillina. E invece no, parliamo di una sigla sindacale che non si era mossa così neanche di fronte a riforme come il Jobs Act. All’epoca – era il 24 ottobre del 2014 – i giorni di sciopero furono esattamente la metà: uno. Certo la discussione su un problema, in italia e non solo, di distribuzione e redistribuzione della ricchezza va indubbiamente affrontato. Ma la soluzione non è quella di contestare gli stipendi più alti, se mai alzare quelli più bassi. Oppure l’Usb ci sta suggerendo – e lo fa tutti i giorni, insieme alla combriccola con la quale condivide, sia pur contestandoli, buona parte delle battaglie su immigrati, gender e via dicendo – che i diritti dei lavoratori sono ormai superati e bisogna adeguarsi alla narrazione dominante. Per cui anche un attacco estemporaneo, tanto mediatico quanto inutile, a Cristiano Ronaldo e al suo ingaggio può fare brodo.

Filippo Burla

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3 Commenti

  1. Se un operaio della FIAT guadagna euro 30.000 all’anno -e non è vero perchè netti sono molto meno- per fare lo stipendio del nostro amico fenomeno Cr7 bisogna mettere insieme 1.000 -mille!- stipendi … questo è un fatto: indecente.
    Uno “stipendio” di 30 milioni per giocare a palla è una distorsione mentale a cui non dovremmo abituarci. La FIAT negli anni sessanta aveva un amministratore -Valletta- duro e per molti versi, retrivo e ultra capitalista ma dichiarava il suo imbarazzo per un salario che corrispondeva a 40 volte quello di un operaio (40 non 1000, il capo e non un ragazzone di 33 che gioca a pallone per la squadra di famiglia).
    Il fatto che il sindacato abbia contestato pochissimo la macelleria sociale di renzi e c. è un altra cosa.

  2. Ma nessuno ha mai pensato che ronaldo ne costa 50 ma te ne fa guadagnare 100?
    Se i soldi sono dello stesso calderone potrebbe anche essere che si riperquota positivamente anche sul manufatturiero.

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