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“Italia, cresce l’occupazione”: serve a poco se siamo tutti più poveri

by Stelio Fergola
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Italia occupazione

Roma, 15 mag – Da anni l’Italia è in crescita come occupazione. Non serve neanche andare a cercare i dati, è sufficiente usare google per rendersene conto. Questo, ovviamente, è un tema molto rilanciato da tutti i giornali mainstream, che ribattono a macchinetta la questione dell’aumento di posti di lavoro quasi in contestazione di chi contesta l’assenza del lavoro stesso, dimenticando che tra costoro c’è anche chi ne rimarca la precarietà, la “fluidità” ma soprattutto la redditualità.

Italia e occupazione, la semplificazione che fa comodo

Basta registrare – e soprattutto pubblicizzare – l’ultimo incremento e siamo tutti contenti. Tutti meno coloro che vivono in prima persona il dramma. Quello di un’Italia in cui sì, è vero, l’occupazione cresce, ma cresce anche la povertà, come dimostrano i dati dell’ultimo rapporto Istat.  Secondo il quale dopo “soli” 16 anni, nel 2023, abbiamo recuperato il Pil del 2007, ovvero nel periodo di una delle prime, fragorose crisi economiche di questo nuovo secolo (innescata ovviamente dagli Stati Uniti). Insomma, che della crescita dell’occupazione senza stipendi decenti ce ne possa fregare molto poco è un’argomentazione perfino di una banalità sconcertante. Soprattutto considerando il crollo drammatico del potere di acquisto dei salari lordi, caduto del 4,5% solo negli ultimi 10 anni…

Senza lavoro? Non sempre. Sicuramente più poveri

In Italia ci sono oltre sei milioni di poveri assoluti anche se non ci sono sei milioni di disoccupati. La seconda considerazione è cibo per il mainstream, ovviamente. Tipo quello del Sole 24 Ore che a fine gennaio gongolava asserendo che “A dicembre 2023 il tasso di disoccupazione totale scende al 7,2% (-0,2 punti rispetto a novembre), quello giovanile al 20,1% (-0,4 punti). Il tasso totale è al livello più basso da dicembre 2008 (quando era al 6,9%), per i giovani da luglio 2007 (19,4%).”. Ai signori espertoni andrebbe ricordato che l’Italia viene da una storia, nella seconda metà del novecento, fatta di piena occupazione, ovvero praticamente “a spasso” ci andava solo chi, tra i pochi, cambiava lavoro (esistevano i senza lavoro, soprattutto al Sud, l’Eden non esiste, per gli svegli). Viaggiavamo su medie di altro livello, intorno al 4 se non addirittura al 3%, ma il punto non è soltanto quello. Il lavoro conta fino a un certo punto, e per sopravvivere male, se non è ben pagato. E noi – in generale, esclusi altri picchi che fanno comodo e media sempre per i giornaloni di cui sopra – non siamo ben pagati da un’eternità. Sostenere che non si lavora è evidentemente una sciocchezza, dimenticarsi quanto ci impoveriamo anno dopo anno è una sciocchezza ancora maggiore. E forse più marcia. Il modello Italia tanto criticato faceva registrare numeri che oggi possiamo solo sognare. Il motivo per cui lo abbiamo abbandonato? Agli intelligenti l’ardua sentenza.

Stelio Fergola

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