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Roimmigrazionema, 4 dic – Dal 2000 al 2015 i paesi europei (vale a dire i 28 membri Ue più Norvegia, Svizzera e Islanda), hanno speso complessivamente 11,3 miliardi di euro per il rimpatrio dei clandestini, e 1,6 miliardi per implementare i controlli alle frontiere. E’ quanto emerge da uno studio del gruppo internazionale di giornalisti Migrants files.

Complessivamente ogni espulsione costa in media 4 mila euro. Una cifra che, sempre secondo lo studio condotto, verosimilmente si avvicina a quella pagata da ogni clandestino ai trafficanti: per lo stesso periodo sono 15,7 i miliardi di euro quantificati. Un giro di affari dalle proporzioni indubbiamente enorme.
Quello dell’immigrazione clandestina ha assunto proprio per questa ragione dimensioni senza precedenti. Nel 2013 gli sbarchi nel Mediterraneo (rotte verso Italia, Grecia e Spagna) erano stati 72mila, per salire a 229mila l’anno successivo e superare il milione nel 2015. Nel 2016, nonostante l’accordo UE-Turchia abbia frenato i flussi orientali, abbiamo già superato i 300mila sbarchi (dati Frontex).
E’ evidente che con questi numeri puntare sui rimpatri appare un’impresa dai costi eccessivamente elevati e per nulla efficace.

E dire che l’Agenda Ue sull’immigrazione del 2015 si era proposta per una riduzione degli incentivi alla immigrazione. Quali potrebbero essere allora le possibili strategie? Sempre l’Agenda Ue auspicava un rafforzamento dei processi di collaborazione con i paesi di origine e di transito del flusso immigratorio al fine di giungere ai cosiddetti rientri volontari assistiti. Si tratta di percorsi promossi dalla Commissione europea – utilizzando il Fondo europeo per i rimpatri, confluito nel 2014 all’interno del Fondo asilo migrazione e integrazione – per incentivare progetti finalizzati al reinserimento socio-economico dei clandestini nel contesto nazionale di origine. Il rimpatrio assistito è una misura che permette di ritornare in modo volontario e consapevole nel proprio paese in condizioni di sicurezza e con un’assistenza adeguata: dall’organizzazione e pagamento del viaggio di ritorno, al supporto a progetti individuali di reintegrazione sociale e lavorativa.

Scarsi i numeri ottenuti finora dall’Agenda Ue sull’immigrazione. Tra il 2009 e il 2015 i beneficiari sono stati circa 3.700. Le cause sono tutte da ricercare nel meccanismo che prevede il rimpatrio volontario assistito che le organizzazioni dei paesi europei che gestiscono i flussi migratori, fanno scattare soltanto per quei clandestini che per questioni di marginalità, rischierebbero di entrare in circuiti illegali e di criminalità.
Il rimpatrio volontario assistito invece, rappresenta un’alternativa credibile che andrebbe estesa, anche se richiede investimenti in formazione molto forti, ma che garantisce al clandestino la possibilità di tornare in patria con un’attività lavorativa di successo. Ma conviene a tutte quelle cooperative e associazioni che con la scusa dell’accoglienza si stanno riempendo i forzieri di contributi europei?

Giuseppe Maneggio

 

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