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austria van der bellen hoferVienna, 4 dic – Questa volta è davvero finita: Alexander Van der Bellen è il nuovo presidente della repubblica austriaca. E questo ben prima del conteggio dei famigerati voti per corrispondenza. Lo sfidante Norbert Hofer (Fpö) ha già ammesso la sconfitta. I numeri, infatti, sono chiari: 53,6% per Van der Bellen e 46,4% per Hofer. Anche in questo caso, quindi, i sondaggisti, che alla vigilia davano Hofer in leggero vantaggio, hanno toppato. Il neo-eletto presidente Van der Bellen, 72 anni, ex capo dei Verdi e presentatosi come indipendente, rimarrà in carica per i prossimi sei anni.



Che cosa comporta questa elezione? Forse ben poco, forse molto. La Fpö rimane in ogni caso il primo partito austriaco e il suo segretario Strache è favorito nella corsa alla carica di cancelliere. Le elezioni nazionali si terranno nel 2017 o nel 2018, e Van der Bellen ha già da tempo dichiarato che non permetterebbe la formazione di un governo con a capo il partito sovranista. Ovviamente, questo non è possibile: il presidente della repubblica, infatti, può al massimo tentare di comporre una maggioranza alternativa con le altre forze politiche del parlamento. Nulla di più. Di conseguenza, la Fpö ha tutto il tempo per crescere, consolidarsi e puntare al bersaglio grosso.

Come si spiega però la sconfitta di Norbert Hofer, dato per favorito? Probabilmente (ma ci sarà tempo per capirlo) ad aver pesato in negativo sul suo elettorato è stato il profilo eccessivamente moderato e “istituzionale” degli ultimi giorni di campagna elettorale. La paura di spaventare i “moderati” deve aver prevalso sui toni da battaglia che hanno fatto la fortuna della Fpö. Proprio di recente, infatti, Hofer ha assicurato che non avrebbe spinto per un’uscita dell’Austria dall’Unione europea: niente “Öxit”, quindi. Se teniamo a mente che la battaglia sovranista (e dunque anti-Ue) era stata l’arma vincente della Fpö, forse in questo caso si può parlare di un clamoroso autogol.

Valerio Benedetti

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3 Commenti

  1. Le rivoluzioni non passano per le urne e quando lo capiremo sarà troppo tardi ( è già tardi).
    Era palese che i “democratici ” dopo la prima figuraccia si sarebbero organizzati meglio e così è stato
    Andre

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