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Roma, 15 gen – I nuovi dati dell’Istat ci rappresentano una situazione “vecchia”; per una famiglia italiana su tre i nonni rappresentano un fondamentale introito per la sopravvivenza.

Confermata la tendenza dal 2017

“Per quasi 7 milioni e 400mila famiglie con pensionati i trasferimenti pensionistici rappresentano più dei tre quarti del reddito familiare disponibile e nel 21,9% dei casi le prestazioni ai pensionati sono l’unica fonte monetaria di reddito (oltre 2 milioni e 600mila di famiglie)” rileva l’Istat. Così facendo l’istituto di statistica conferma i dati del 2017, stabilendo che “la presenza di un pensionato all’interno di nuclei familiari ‘vulnerabili’ (genitori soli o famiglie in altra tipologia) consente quasi di dimezzare l’esposizione al rischio di povertà“.

“Ampia disuguaglianza di reddito”

“Nel 2018, i pensionati sono circa 16 milioni, per un numero complessivo di trattamenti pensionistici erogati pari a poco meno di 23 milioni. La spesa totale pensionistica (inclusa la componente assistenziale) nello stesso anno raggiunge i 293 miliardi di euro (+2,2% su variazione annuale)” dicono ancora i dati dell’Istat. “Il peso relativo della spesa pensionistica sul Pil si attesta al 16,6%, valore appena più alto rispetto al 2017 (16,5%), segnando un’interruzione del trend decrescente osservato nel triennio precedente”. Secondo tali dati, riferiti anche da Ansa, il 36,3% dei pensionati riceve ogni mese meno di 1.000 euro lordi, il 12,2% non supera i 500 euro. Un pensionato su quattro (24,7%) si colloca, invece, nella fascia di reddito superiore ai 2.000 euro”. Basandosi dunque sui dati del 2018, Istat descrive come “ampia la disuguaglianza di reddito tra i pensionati: al quinto con redditi pensionistici più alti va il 42,4% della spesa complessiva”.

Ilaria Paoletti

1 commento

  1. Ridurre il sistema pensionistico ad un commento è dura…
    Sicuramente il RdC applicato per sostenere le “non pensioni” miserrime degli italiani anziani sarebbe sacrosanto.
    Sulle altre pensioni, bisognerebbe aver dati maggiori per valutare, correttezze o meno.
    Mi pare giusto invece insegnare ai giovani che la pensione non l’ avranno mai e quindi non derubarli oggi, domani e dopodomani. Così diventeranno quantomeno più forti.
    Tutto dovrebbe comunque vertere sulla esistenza e la creazione reale di mezzi di sussistenza basici per tutti gli ex studenti-lavoratori (senza disgiunzione) diventati forzatamente indisponibili.
    Sul grasso che eventualmente cola, meritocrazia ponderata e versamenti effettuati come variabili calcolanti!
    Le pensioni particolari, come voto (o peggio) di scambio, devono essere un reato con valore retroattivo.
    Certo se dobbiamo vivere quasi solamente sulle pensioni dei nonni… è chiaro che siamo alla fine della nostra residua indipendenza. E’ bene tornare a coltivare la terra e ristudiare da capo.
    So che la riduzione del commento risulta solo uno spunto… Ma se tutti “spuntiamo” qualcosa di importante salta fuori!