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Renzi e Padoan alla conferenza stampa di presentazione della finanziaria 2016

Roma, 16 ott – Con l’approvazione, ieri, da parte del Consiglio dei ministri, si aprono le danze sulla legge di stabilità, l’ex manovra finanziaria. Le premesse non si discostano dall’ormai consumato copione: grande enfasi sulla riduzione delle tasse, quasi di sfuggita invece si elencano i (tanti) tagli.

Legge di stabilità: tasse e tagli, tagli e tasse

“Si scrive legge di stabilità, ma si pronuncia legge di fiducia”, ha affermato trionfante Renzi, annunciando un vero e proprio “choc fiscale”. Imu, Ires, bonus vari, superammortamenti. Dall’altra parte tagli semilineari ai ministeri e alla sanità, insieme al rientro dei capitali. Il saldo potrebbe essere positivo, per cui il premier avrebbe di che gloriarsi della manovra. Ma è lui stesso a specificare che i vincoli europee non sono il discussione: “In Europa ci sono Paesi che parlano molto delle regole, ma poi non le rispettano, invece noi facciamo questa manovra nel rispetto delle regole”, ha detto. Compiti a casa (rapporto deficit/Pil al 3%) fatti.

Imu e Ires il piatto forte della legge di stabilità

Partiamo dalla regina delle promesse, sulla quale si sono scornati e confrontati tutti i governi e partiti, in perenne clima elettorale: l’abolizione dell’Imu. Renzi l’aveva promessa, Renzi l’ha inserita nella manovra. La legge di stabilità elimina così, dalla prima casa, sia l’Imu che la Tasi. Costo della misura: 4 miliardi, che verranno integralmente rimborsati ai Comuni dato che l’imposta era di loro competenza.

Altro piatto forte è la riduzione dell’Ires. Non siamo ancora al via libera definitivo dato che è prevista partire per il 2017, ma l’Imposta sul reddito delle società dovrebbe ridursi – in varie tappe – dall’attuale 27.5% al 24%. Anche qui il costo si aggirerà attorno ai 4 miliardi, vincolati però alla clausola europea sull’emergenza immigrazione che garantirebbe all’Italia più di 3 miliardi di spazio finanziario.

Assunzioni e ristrutturazioni: sconti all’orizzonte

E’ confermato per l’anno prossimo anche lo sconto fiscale per le assunzioni a tempo indeterminato, ma lo sgravio è più che dimezzato: passa dagli attuali 8600 euro a 3250, non più per 36 ma per 24 mesi. “Ancora sgravi per chi assume, meno di prima però, affrettarsi prego“, ha commentato Renzi con il piglio del televenditore su twitter.

Rimangono invece invariati i bonus esistenti al 50% (60% per gli efficientamenti energetici) previsti per i lavori di ristrutturazione edilizia.

Limiti al contante

Dopo la stretta operata da Mario Monti, che aveva portato il limite di utilizzo del denaro contante per i pagamenti a 999,99 euro, con la legge di stabilità la soglia viene innalzata a 3mila euro.

Bonus contro la povertà

Tra le misure di contrasto all’indigenza è previsto l’ampliamento della no tax area, fino a 8000 euro per chi ha più di 75 anni e da 7500 a 7750 per gli altri pensionati. Misura fortemente richiesta dai sindacati, ma che in fin dei conti si tradurrà in uno sconto poco più che simbolico attorno ai 100 euro l’anno.

Ma le tasse diminuiscono?

Nell’annunciare lo choc fiscale, però, Renzi dimentica che nel Documento di economia e finanza di meno di un mese fa la pressione fiscale è confermata (lo era anche nelle sue precedenti versioni) in aumento nel 2016 e nel 2017, dall’attuale 43.5 al 44.1%. Delle due, l’una: o le tasse calano o la pressione fiscale aumenta. Tertium non datur. A meno di non mascherare il tutto con tanto di maquillage, ad esempio com’è stato fatto a settembre trasformando il bonus 80 euro da spesa (che erano) a taglio fiscale (che son diventati), permettendo così all’indicatore di scendere leggermente.

D’altronde, senza margini al di fuori dei vincoli comunitari, gli spazi di manovra sono più che ristretti. E nonostante le battute – “Dombrovskis chi?” ha chiesto spiritosamente il premier durante la conferenza stampa, riferendosi al vicepresidente della Commissione europea che aveva mosso critiche su Imu e Tasi – Renzi ha assicurato di aver “già chiuso l’accordo politico con la Merkel e con Juncker”. Ma non aveva detto che su tasse e fisco decidevamo da soli?

Filippo Burla

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