Milano, 9 giu –  Mediaset trasferisce la sua sede legale in Olanda. L’obiettivo è quello di facilitare le alleanze internazionali. Nasce così l’holding MediaForEurope (Mfe) che avrà sede fiscale in Italia. Questo è quanto ha deciso il gruppo di Cologno Monzese. L’operazione, comunque, dovrà avere il via libera dall’assemblea del prossimo 4 settembre. In attesa di quella data, cerchiamo di capire cosa ha spinto il Biscione a fare questa mossa.

Mediaset diventa MediaForEurope

“Abbiamo il desiderio di una nuova casa per un broadcaster paneuropeo, nessuna delocalizzazione, tutte le attività rimangono in Italia e Spagna, cosi come la sede fiscale. Sede in Olanda perché lì le regole fanno sì che una società che affronta un cambiamento possa avere una stabilità di azionariato. Non posso non pensare ad altre aziende, per esempio nelle tlc, dove c’è un cambio nell’azionariato ogni due per tre”. Con queste parole Pier Silvio Berlusconi spiega l’operazione Mfe. Nessuna intenzione di cercare nuovi paradisi fiscali. Tutti sanno che l’Olanda è la meta prediletta di chi in Europa e non solo non ha un rapporto sereno con l’erario. Le ragioni di questa riorganizzazione sono probabilmente altre.

C’è, infatti, l’esigenza di aumentare l’integrazione del gruppo. Il colosso di Cologno Monzese controlla Mediaset España (emittente generalista leader in Spagna). Entrambe le società sono quotate in borsa rispettivamente a Milano e a Madrid. Una situazione foriera di problemi burocratici che verrebbero superati grazie a questa nuova holding. Tecnicamente l’operazione si svilupperà con la fusione inversa delle due società attualmente esistenti in una olandese di nuova costituzione, che si chiamerà appunto Mediaforeurope. Quest’ultima sarà quotata sia nella capitale iberica che a Piazza Affari. Un matrimonio che permetterà la valorizzazione di sinergie (soprattutto tagli di costi) stimate in 100-110 milioni di euro all’anno entro il 2023.

MediaForEurope: un trampolino di lancio per un’espansione in Europa

L’espansione di un’azienda italiana a livello continentale è senz’altro una buona notizia. Certo se pensiamo ai programmi trasmessi dalle reti del Cavaliere, l’entusiasmo viene meno. Tuttavia, non possiamo non considerare che Mediaset è una delle poche società italiane capaci di fare acquisizioni all’estero. Il gruppo di Cologno ha recentemente comprato il 9,6% della tv tedesca ProSiebenSat. Tutto ciò avviene all’interno di un settore destinato a future sinergie transnazionali, attraverso l’integrazione tra telecomunicazioni e media. Sarebbe un grave problema per l’Italia rimanere fuori dal giro. Inoltre, la famiglia Berlusconi cerca alleati in Europa per contrastare lo strapotere delle piattaforme dello streaming.  Spiega l’Agi: “Da oltre un anno Mediaset ha in corso colloqui per creare un’alleanza fra tv generaliste europee, un’alleanza per coordinare le mosse utili ad arginare l’avanzata dei colossi come Netflix e Amazon Plus, che sottraggono audience, e in definitiva ricavi pubblicitari. Al momento, però, l’alleanza non si è costituita”.

Ecco perché è importante quanto sta avvenendo.  Da un punto di vista strategico, operativo e industriale, l’operazione si pone l’obiettivo di creare un gruppo paneuropeo nel settore dell’entertainment, con una posizione di leadership nei propri mercati di riferimento e una scala che gli permetta di essere maggiormente competitivo e aumentare potenzialmente il proprio raggio di azione ad altre nazioni in Europa. C’è anche un altro aspetto in questa vicenda che non possiamo ignorare. Si tratta dell’ingombrante presenza dei francesi di Vivendi.

Berlusconi prova a mettere all’angolo Vivendi

La scelta dell’Olanda vuole far guadagnare terreno alla famiglia Berlusconi. Vediamo perché. Il colosso d’Oltralpe detiene dal 2017 il 28% delle azioni di Mediaset. Al momento il Cavaliere e i suoi detengono il 44,1%. Il diritto olandese prevede però l’istituto dello Special Voting Shares. Grazie all’Svs le azioni in assemblea non avranno tutte lo stesso peso, ma avranno diritti di voto diversi, privilegiando gli azionisti con maggiore “anzianità” aziendale. Adottando questa formula, ha spiegato Pier Silvio Berlusconi, Fininvest tornerà sopra il 50%.

Sicuramente i francesi non staranno a guardare ma spetterà a loro fare la prima mossa. Ricordiamoci, inoltre, che a Vivendi è stato imposto dall’AgCom di sterilizzare il 19,2%, per cui può votare in assemblea solo con il 9,6% del capitale. Se, dunque, la proposta di fusione dovesse passare in assemblea, Vivendi avrebbe davanti solo due strade: esercitare il diritto di recesso uscendo definitivamente dalla partita Mediaset con una netta minusvalenza, oppure mantenere la partecipazione della nuova cassaforte diluendo il proprio peso nell’azionariato. La battaglia, però, è solo all’inizio. Vedremo come andrà a finire.

Ciò che, però, ci stupisce è che una società italiana debba far leva sulle leggi di una nazione straniera per espandersi a livello internazionale.

Salvatore Recupero

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