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Roma, 9 gen – Finalmente è arrivata una boccata d’ossigeno per i lavoratori di Mercatone Uno. È stata raggiunta l’intesa per la proroga della Cassa Integrazione Straordinaria dall’1 gennaio al 23 maggio 2020. Questo è il risultato raggiunto al termine dell’incontro al ministero del Lavoro, per i dipendenti di Mercatone Uno (che si trovavano in amministrazione straordinaria). Dopo quasi due anni si riparte dal via come al gioco dell’oca: abbiamo pochi mesi di tempo per cercare un nuovo acquirente. Andiamo con ordine

Il comunicato del governo

Ovviamente, nessuno al momento può ritenersi soddisfatto. Tuttavia nella nota di Via Fornovo si legge che: “Considerato l’attuale andamento delle trattative in corso per la cessione dei compendi aziendali, si è ritenuto necessario prorogare il trattamento straordinario di integrazione salariale per 1.689 lavoratori, in calo quindi rispetto al precedente periodo (1.824), in forza presso i molteplici punti vendita dislocati sul territorio nazionale e la sede di Imola”. C’è però un punto poco chiaro. Da una parte c’è l’impegno a preservare l’occupazione, dall’altra si spera che gli esuberi accettino di buon grado l’assegno di riallocazione. Il contenuto della nota parla chiaro: “In vista del mese di maggio proseguirà il confronto tra le parti con l’obiettivo finale di garantire la salvaguardia dei livelli occupazionali. Inoltre i commissari si sono impegnati altresì ad effettuare una ricognizione dei lavoratori coinvolti nel trattamento Cgis che potrebbero essere interessati all’utilizzo dell’assegno di ricollocazione”. Per usare un eufemismo gli ex dipendenti di Mercatone Uno vengono invitati a cercarsi un altro lavoro. Di fatto già il numero degli esuberi è calato in sei mesi da 1814 a 1689.

La posizione degli enti locali

In questa vertenza anche le regioni hanno avuto modo di dire la loro. Al tavolo che ha disposto la proroga della Cigs, tenutosi presso il ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, hanno preso parte i rappresentanti dello stesso dicastero, dell’azienda, delle organizzazioni sindacali di categoria e delle Regioni Lazio, Lombardia, Marche ed Emilia-Romagna. Secondo l’assessore al Lavoro della Regione Marche, Loretta Bravi: “Tamponata l’emergenza, ora dobbiamo fare in modo che i punti vendita vengano acquistati o affittati da terzi e che tutto il personale venga riassorbito”. L’invito della Bravi è motivato dal fatto che nel territorio che nelle Marche la Mercatone Uno comprende 3 punti vendita nel settore arredamento e casalinghi, a Pesaro, Monsano e Civitanova. Su 1731 dipendenti 150 sono marchigiani.

Non solo Mercatone Uno: le vertenze del 2020

Purtroppo gli ex dipendenti della catena italiana di grandi magazzini non sono gli unici a trovarsi in condizioni difficili. Presso il ministero dello Sviluppo economico sono 149 i tavoli aperti: di questi due su tre sono attivi da più di tre anni e 28 sono aperti da più di 7 anni.

Nel complesso, sono circa 200 mila i lavoratori interessati. Di questi, 60 mila sono a rischio di perdita del posto di lavoro e, nelle 20 aree di crisi industriale complessa (classificati dal Mise come “territori soggetti a recessione economica e perdita occupazionale di rilevanza nazionale e con impatto significativo sulla politica industriale nazionale, non risolvibili con risorse e strumenti di sola competenza regionale”), ci sono 70 mila lavoratori in gran parte in mobilità. Nel computo rientrano infine i 23 gruppi industriali in amministrazione straordinaria. Negli anni precedenti non si è seminato bene, difficile ora poter raccogliere buoni frutti.

Salvatore Recupero

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