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Roma, 17 mag – La pandemia di coronavirus ha portato enormi sconvolgimenti nella vita di tutti noi, sia dal punto di vista personale – con la limitazione delle libertà individuali – sia a livello economico, portando una recessione le cui conseguenze sono ancora difficili da quantificare. Il mondo ha reagito in maniera più o meno pronta ma sempre aggressiva, con imponenti pacchetti di stimolo, nella forma di spesa pubblica, per cercare di limitare il devastante impatto portato dall’epidemia. Inevitabilmente questo si è trasformato in aumento del debito, basti pensare che a livello globale ad aprile si è assistito al record di emissioni straordinarie di Titoli di Stato pari a 2.600 miliardi, una cifra più che doppia rispetto al dato di aprile 2019. D’altronde gli analisti sono unanimi: il blocco della maggior parte delle attività a livello mondiale porterà probabilmente alla peggiore crisi economica dalla grande depressione degli anni ’30 del secolo scorso.



Una possibile crisi del debito?

Pronto l’intervento del Fondo monetario internazionale, il quale ha detto senza mezzi termini che questo straordinario ricorso alle politiche fiscali apre scenari inquietanti in termini di eventuali crisi del debito, che potranno verificarsi una volta che gli effetti della pandemia svaniranno.

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Nessuno può dire con certezza quanto durerà la pandemia e a maggior ragione la conseguente crisi economica, ma i detrattori della spesa pubblica affermano che sarà comunque difficile per le nazioni più colpite rientrare in parametri considerati salutari in termini di rapporto debito/pil.

In passato si è ricorso alle politiche di austerità per combattere gli alti deficit di bilancio, con risultati modesti se non deleteri, ma saranno misure difficilmente replicabili in futuro dato il livello traumatico di sofferenza economica che il mondo si prepara ad affrontare. Allo stesso modo è impensabile pensare ad un aumento delle entrate attraverso la tassazione, in primo luogo perché sarebbe estremamente impopolare in ogni parte del mondo colpito così duramente dal virus, in secondo luogo perché non sarebbe comunque sufficiente.  Rimangono i pericoli della speculazione, che quasi certamente prenderà di mira i titoli del debito pubblico delle nazioni più esposte, e ancora una volta in Italia sentiremo la mancanza di una Banca Centrale.

La mancanza di opzioni alla spesa pubblica

Chi in questo momento parla di possibili crisi del debito sembra non avere ben presente la gravità della situazione attuale. Il debito pubblico non può essere la questione primaria, ora l’unico obiettivo deve essere quello di limitare i danni, salvare posti di lavoro, provare a fare ripartire interi settori dell’economia.

In breve usare la politica fiscale e la spesa pubblica per prevenire la desertificazione aziendale che potrebbe essere una delle conseguenze più evidenti e pericolose di questa pandemia. Non vi è materialmente altra scelta, anche per chi come l’Italia o altre nazioni mediterranee hanno già una situazione debitoria complicata e non godono dei favori di una vera banca centrale che faccia gli interessi delle singole nazioni.

A chi si oppone dicendo che non possiamo continuare ad indebitare le future generazioni, che il carico è già troppo alto, dovremmo ricordare che c’è il serio e fondato timore che queste generazioni non avranno proprio nulla da ereditare visto che il sistema economico rischia di essere completamente distrutto.

Claudio Freschi

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2 Commenti

  1. Era ben noto anche ai politici che ci vogliono male che l’unica alternativa era emettere circa 200 miliardi di bot quasi a costo zero o al massimo al 2% come avviene ora per via del cartello di banche che solo in Italia per legge spuntano l’interesse piu’ alto che emerge in un asta(cioè se solo 1 milione di bot passa al 2% questo si applica a tutta l’emissione-altro che mafia!)La carcerazione è stata distruttiva per noi ma molto utile ai poteri occulti che controllano la creazione privata del denaro e che ci hanno indebitato ancora di piu’ e si compereranno il paese a due lire togliendoci inoltre ogni libertà futura con la scusa di qualsiasi altro nuovo virus alla prossima normale influenza invernale

    estratto da ; lanuovabq.ot
    titolo;
    FASE 2:Ultime follie da lockdown.

    “…Ci si chiede quanto sia servitoPrima di marzo, i governi che hanno imposto il lockdown avevano già a disposizione esempi di Paesi che non stavano applicando la stessa strategia. Già da gennaio, la Corea del Sud, Taiwan, Giappone e Singapore non avevano chiuso che una minima parte delle attività sociali ed economiche dei loro Paesi, preferendo adottare una strategia più aggressiva, di test, tracciamento e quarantena di ogni singolo infetto. Poi, da marzo, è emerso l’esempio ancora più clamoroso della Svezia, che ha condotto ancor meno test dell’Italia, non ha messo in piedi delle infrastrutture troppo sofisticate per il tracciamento degli infetti e dei loro contatti, ha lasciato quasi del tutto libera la sua popolazione. In pratica gli svedesi hanno coesistito con il virus, lasciandolo circolare. E nonostante tutto, hanno avuto una curva epidemiologica con un andamento simile a quella dell’Italia, con un picco fra il 20mo e il 30mo giorno e poi un declino dei casi. Proporzionalmente alla sua popolazione, la Svezia ha registrato meno morti rispetto ad altri Paesi che hanno applicato un lockdown rigido: 361 morti per milione di abitanti in Svezia, contro i 522 in Italia, i 587 in Spagna, i 773 in Belgio.

    Per quanto riguarda il confronto fra le nazioni colpite dall’epidemia, il biofisico premio Nobel Michael Levitt, constata come le curve epidemiologiche siano drammaticamente simili in tutti i Paesi, sia quelli che hanno applicato il lockdown, sia quelli che hanno lasciato più libera la loro popolazione. Ciò vuol dire logicamente solo due cose: che il lockdown è inefficace come misura preventiva, perché non impedisce all’epidemia di fare ugualmente il suo corso. Al tempo stesso vuol dire che il miglioramento della situazione, con il calo dei contagi e dei morti non sia dovuto all’applicazione degli ordini governativi che intimano di stare a casa, ma l’andamento naturale dell’epidemia. Valeva la pena autodistruggerci fino a questo punto?..”

  2. Questa sera mi sono imbattuto in un’intervista, mandata in onda da TGCOM24 , al prof. Christian Blasberg, della LUISS University di Roma, centro di elaborazione ideologica e dei principi e (ahimè) delle ricette del neoliberismo rampante nonché della diffusione degli stessi fra coloro la cui prospettiva è entrare a fare parte delle attuali e future (?) élite europee. Mi si consenta uno speranzoso punto interrogativo riferito al termine “future”… Consiglio di recuperare la registrazione dell’intervista, in quanto, non essendo rilasciata da un politico, abile nell’arte del non dire, fa finalmente e brutalmente chiarezza sul reale punto di vista dei padroni dell’UE relativamente all’Italia e, in parte, alle altre Nazioni del sud dell’Europa., con particolare riferimento agli interventi economici, sociali e finanziari (le riforme strutturali di Ursula Von Der Leyen, per intenderci) che dovremo SUBIRE per accedere agli “aiuti” di Bruxelles. In poche parole, siccome non abbiamo fatto bene i compiti a casa, la ricetta sarà ristrutturazione del debito, austerità feroce, devastazione dello stato sociale. Come condizione di base, ovviamente, la rinuncia ad ogni forma di sovranità nazionale. Quanto meno il professore dal forte accento teutonico è stato chiaro… Chissà se qualcuno dei ministrucoli del governicchio Conte ha avuto modo di ascoltarlo. Oppure, semplicemente, costoro non ne hanno bisogno, perché già sanno di essere commissariati… anzi, sono stati piazzati lì proprio per quel motivo:: permetterlo!!! Il loro più grande problema e non farlo sapere agli Italiani….. Non ci rimane che ringraziare il Prof. Blasberg per avere involontariamente contribuito a fare un po’ di chiarezza…

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