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Roma, 17 mag – “La forza vitale che io possiedo ricorda il rizoma che vegeta nel sottosuolo; sovente sembra quasi del tutto inaridito e tuttavia, ogni tanto, nel corso degli anni, spiritualmente stimolato, produce germogli verdi, fiori e frutti”. In questa citazione di Ernst Jünger  si ravvisa l’immagine dell’uomo potente che non si arrende alle avversità della dura vita, ma soprattutto si riconosce l’anima temprata del soldato eroe di guerra. Un conflitto che lo scrittore ha descritto nel suo “Diario di guerra”, volume di oltre seicento pagine che raccoglie i quaderni scritti nell’arco di tempo che va dal 30 dicembre 1914 alla fine di settembre del 1918.

Nelle tempeste d’acciaio

Non era raro che qualche soldato, nei momenti di pausa dai combattimenti, scrivesse alcune pagine in un diario. Nel caso di Jünger  si trattò di un lavoro minuzioso e preciso che fece della sua opera una delle testimonianze più interessanti della Grande Guerra. Lo stesso Jünger  con parte del materiale, a soli due anni dalla fine della guerra, scrisse la prima edizione del libro Nelle tempeste d’acciaio, pubblicato nel 1920 – esattamente cento anni fa – grazie all’aiuto economico del padre.

Alcuni scritti di Jünger furono pubblicati inediti nella prima uscita de Il Borghese, prestigiosa rivista fondata da Leo Longanesi. Nello stesso numero si trovano anche gli scritti di altre firme altrettanto conosciute come Giovanni Ansaldo, Indro Montanelli, Giovanni Spadolini, Alberto Savinio, Gaetano Baldacci, Leo Longanesi, Giuseppe Prezzolini e Henry Frust. Quest’ultimo era amico intimo di Junger e  traduttore di alcune sue opere, tra le quali i diari della seconda guerra mondiale. La collaborazione con Il Borghese durerà per alcuni numeri e sempre tradotti dallo stesso Frust. La diffusione delle opere di questo grande della letteratura tedesca inizierà con il libro Sulle scogliere di marmo, cui seguirono Le api di vetro, Ludi africani ed infine Diario 1941-45.

Nelle tempeste d’acciaio fu rieditato negli anni ottanta dalla casa editrice Ciarrapico. Lo spirito militare, tratto delineante dei suoi racconti e tema importante dei suoi scritti e della sua giovane vita, aveva influenzato presto la vita di Jünger  ancora prima che scoppiasse la Grande Guerra, nel momento in cui era fuggito da casa per arruolarsi nella legione straniera. Questo capitolo da legionario della sua vita sarà menzionato nel libro Ludi Africani. Fu il padre che riuscì a riportare a casa questo giovane ribelle che voleva vivere fino in fondo lo spirito d’avventura. Il padre si fece promettere dal figlio che prima avrebbe terminato gli studi superiori e poi sarebbe eventualmente partito per sperimentare una vita militare.

Ernst Jünger  nella Grande Guerra

Lo scoppio del primo conflitto mondiale rivide Ernst Jünger in battaglia. Come tanti giovani dell’epoca che partirono per il fronte con molto entusiasmo, anche lo scrittore era convinto che la guerra non sarebbe durata molto. Scriveva: “La guerra ci aveva afferrati, come un’ubriacatura. Partiti sotto un diluvio di fiori, eravamo ebbri di rose e di sangue”.

Con questo spirito Jünger  cominciò a portare con sè dei quaderni dove scriveva quei momenti unici e l’opera stampata dalla casa editrice Leg di Gorizia ci dà oggi la possibilità di conoscere quelle pagine scritte con le mani intrise di polvere da sparo o di sangue ancora fresco di tanti suoi camerati morti. Quindici quaderni nei quali non c’è posto che per la verità e per il nobile attimo in cui ci si trova a sfidare la morte.

In un buon libro, Gli scrittori tedeschi e la Grande Guerra, di Manuela Alessio edito da Settimo Sigillo, l’autrice spiega: “Fu proprio l’esperienza  bellica a costituire l’oggetto dei primi scritti  jungeriani che comprendono sia diari che saggi e racconti”. Fra tutte le opere jungeriane è stato proprio il diario di guerra In Stahlgewittern, il cui titolo è tratto dall’Edda islandese, ad avere riscosso il successo più grande. “Prima ho descritto tutta la guerra Nelle tempeste d’acciaio, poi Il boschetto 125 non ne rappresentava che un mese, e Fuoco e Sangue un solo giorno”: Con queste parole Ernst Junger in persona ha tracciato le coordinate della sua trilogia dei diari sulla Grande Guerra redatta tra il 1920 e il 1925.

La vita militare di Jünger  può essere considerata quella di un vero eroe, basti pensare che fu ferito quattordici volte così da meritarsi la più alta onorificenza militare “Dell’Ordre Pour la Merite” che venne costituita da Federico II. Leggendo Diario di guerra si prova davvero una grande emozione nel carpire quanta nostalgia invadeva l’autore per essere così lontano da casa mentre da un momento all’altro tutto poteva cambiare.

Per Jünger , come riportato da Gabriella Rovagnati nel libro Novelle di guerra di Dtlev von Liliencrom, alcune parole ben scolpite nella sua mente dovevano essere considerate pietre miliari: “Lealtà, dignità, forte senso del dovere e dell’onore sono gli ingredienti costanti di queste novelle che della guerra narrano una dimensione eroica e idealizzata dietro cui, al di là di ogni possibile critica ideologica e di ogni cinico sorriso da moderno lettore, si sente sempre una profonda sincerità”. Nel Diario Jünger  riporta anche questa poesia dedicata alla madre e che può essere considerata una specie di testamento spirituale del soldato. “Il mio diario, ciò che sulle pagine bianche, scarabocchierò con lettere adunche riposa ancora nel ventre sicuro dei tempi, piccolo destino che la grande terra riempì. Infuria ancora la battaglia. Solo morte terrore. Della Durezza dell’acciaio contro il sanguinario dolore. In questi fogli, madre mia, annuserai l’odore e della quiete speranza che dimora in ogni cuore. Ma sono calmo. Posso sopportare tutto. Mi attrae la bellezza selvaggia del rischio. Qui leggerai di come fiero combatterò, e sarà certo con onore, se mai cadrò”.

I diari di Jünger  fanno inoltre comprendere cosa sia da vicino la guerra e le tempeste d’acciaio che forgiano eroi. La guerra non è fatta solo di sangue e morte ma anche di importanti momenti di vita come quando ad esempio i soldati si devono nutrire e, anche questi, Jünger li descrive molto bene nella loro crudezza e nel loro rigoglioso cameratismo: “Le libagioni fra i sopravvissuti di una battaglia restano tra i più bei ricordi di un veterano del fronte. Anche quando ne cadevano dieci su dodici, i due scampati si ritrovavano davanti a una bottiglia la prima sera di riposo, vuotavano un bicchiere in silenzio alla memoria dei camerati scomparsi e discutevano poi piacevolmente delle loro comuni esperienze. In quegli uomini c’era qualcosa di vivo che cancellava l’asprezza della guerra, e spiritualizzava la voluttà del pericolo e il desiderio cavalleresco di vincere la propria  battaglia. Nel corso di quattro anni, il fuoco forgiò combattenti sempre più puri e  più audaci”.

Emilio Del Bel Belluz

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3 Commenti

  1. “Sulle scogliere di marmo”…, un libro ad alta simbologia e forza di E. Junger che G.F.Freda mi segnalò per la lettura, in un periodo per entrambi assai duro. Con piacere e altrettanta forza lo segnalo a mia volta! E’ assai formativo.

  2. Mentre ho letto decine e decine (e decine) di libri sulla 2a G.M., devo confessare il mio ‘buco culturale’ sulla Grande Guerra, motivo per cui porgo il mio piu’ sentito ringraziamento a Del Bel Belluz per questa sintesi (interessantissima!) dell’opera d’un Autore che non avevo mai sentito nominare e che – a quanto leggo nel suo articolo – merita certamente di essere ulteriormente approfondito.
    Non posso non pensare al corso di Letteratura Tedesca III (contemporanea) – peraltro tenuto da un’ottima Insegnante – basato anch’esso sul periodo della 1a G.M. e su autori quali Lichtenstein, Stramm, Toller, Trakl e l’onnipresente Remarque, tutti notoriamente guerrafondai e di pura razza ariana (anche se all’epoca ancora di la’ da venire…).
    Ma proprio il citato corso – insieme ai numerosi documentari (non Italiani) trasmessi in televisione nel 2018 – ha destato la mia curiosita’ sulla 1a G.M. in generale e sugli eventi del fronte Franco-Tedesco in particolare.
    Nonostante poi – come noto – la Storia venga sempre scritta dai vincitori (combattenti o morali che siano), io ho sempre cercato di documentarmi sulla parte ‘perdente’ ed ecco perche’ mi sono soffermato a leggere con molto interesse questo avvincente articolo.
    Ringrazio per l’attenzione

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