Roma, 21 feb – Il 70% dei percettori iniziali del reddito di cittadinanza del 2019 lo prende ancora (con una spesa di 20 miliardi): ma i beneficiari del sussidio il lavoro non lo trovano o non lo cercano proprio? Una nuova analisi dell’Inps sui percettori di reddito e pensione di cittadinanza riporta che sono state circa 4,65 milioni le persone coinvolte fino alla fine del 2021. Circa due milioni di famiglie, con una spesa che sfiora appunto i 20 miliardi. In molti non hanno mai smesso di usufruirne, anche perché con la pandemia non si trova facilmente lavoro. In tutto questo, si scoprono di continuo truffe ai danni dello Stato, segno che i controlli per l’assegnazione del Rdc (misura bandiera del M5S) sono insufficienti.

Inps: “Il 70% dei percettori iniziali del reddito di cittadinanza del 2019 lo prende ancora”

I numeri parlano chiaro. Il 70% di chi ha iniziato a percepire il reddito o la pensione di cittadinanza tra aprile e giugno del 2019 lo aveva ancora nell’ultimo semestre del 2021. È quanto emerge da una nuova analisi dell’Inps che sottolinea alcune criticità di questa misura nell’ambito delle politiche attive del lavoro. Nel dettaglio, la platea di coloro che hanno usufruito di questa misura nei 33 mesi esaminati, riporta l’Inps, è un “insieme vasto, articolato, eterogeneo, accomunato dall’assenza o carenza di reddito familiare”. Tra queste persone risultano infatti “neonati e centenari, componenti di famiglie numerose e persone che vivono da sole, chi ne ha beneficiato per un solo mese e chi per oltre due anni”. C’è di tutto: “Studenti, lavoratori, titolari di pensione, inattivi, persone nel frattempo decedute”.

L’importo medio del Rdc è di 546 euro

Se andiamo a vedere ancor più nel dettaglio, a dicembre 2021 emerge che il 44,7% dei nuclei percettori sono monocomponenti e che il 67,3% sono senza minori. I nuclei con disabili sono il 17%. L’importo medio è di 546 euro, ma chi beneficia del reddito di cittadinanza percepisce un importo molto più alto (577 euro) rispetto a chi riceve la pensione di cittadinanza (281 euro). Di questi, sei nuclei su dieci hanno percepito più di 18 mensilità. E quelli da più tempo presenti nella misura hanno caratteristiche più sfavorevoli rispetto ai nuclei che lo prendono da meno tempo.

Al Sud i percettori da più tempo (due su tre)

Una condizione particolarmente critica è quella dei cosiddetti nuclei “persistenti”, ossia di coloro che hanno percepito almeno 24 mensilità (due anni) tra aprile 2019 e dicembre 2021, e risultavano ancora beneficiari alla fine dell’anno scorso. Un dato interessante che emerge dal rapporto è che “la persistenza sembra essere legata soprattutto alla nazionalità del richiedente, alla composizione del nucleo, all’area geografica di residenza, a indicatori economici”. Il 67% di questi nuclei persistenti, per esempio, risiede al Sud (due su tre). Le prime cinque province per incidenza dei percettori sugli abitanti sono Napoli, Crotone, Palermo, Caserta, Catania. La maggior parte dei persistenti poi non ha quasi mai lavorato. Ma questa non è una novità.

“I teoricamente occupabili sono il 60%”

Nel rapporto infatti l’Inps sottolinea che su 100 soggetti che hanno iniziato a beneficiare del reddito tra aprile e giugno 2019, quelli “teoricamente occupabili” sono circa 60. Una caratteristica che secondo l’Istituto di previdenza mostra che questo tipo di misura riguarda effettivamente chi è a rischio di esclusione sociale. Nel complesso emerge che ha una maggiore probabilità di persistenza (ossia di percepire il Rdc ad oltranza) chi ha la cittadinanza italiana, la residenza al Sud, rientra tra i nuclei monocomponenti e ha indicatori economici sfavorevoli. Ossia bassi redditi familiari, assenza di posizione contributiva. Spesso però – aggiungiamo noi – anche per via dell’alta diffusione del lavoro nero.

Ludovica Colli

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