autostrade rincariRoma, 1 gen – Come ogni primo gennaio che si rispetti, l’anno nuovo si apre con la trafila di adeguamenti tariffari riconosciuti alle società concessionarie delle autostrade. A differenza delle stagioni passate, tuttavia, quest’anno molti aumenti sono stati congelati. Non significa che non vi saranno, ma il ministero delle Infrastrutture prende tempo in attesa dei nuovi piani economico-finanziari: solo un rinvio, che però non rende meno amara la pillola.

Le società che applicheranno gli aumenti sono: Autostrade per l’Italia + 1.9%, Ativa +0.03%, Satap A4 +6.5%, Strada dei Parchi +3.45%, Teem +2.1%, Pedemontana Lombarda +1%. A secco le altre venti concessionarie ma, nonostante il valore assoluto, buona parte della rete sarà soggetta all’incremento tariffario: Autostrade per l’Italia, da sola, gestisce quasi 3mila km di rete, Satap si è vista riconoscere l’aumento sul tratto Torino-Milano della A4, Strada dei Parchi gestisce l’A24 e l’A25 che servono ovest-est l’Italia centrale. E’ abbastanza per dire che chiunque, almeno sino a Puglia e Campania, si metterà in viaggio, dovrà fare i conti con pedaggi più elevati. Soprattutto nella Lombardia occidentale, la zona più “colpita” dai ritocchi all’insù.

Il tema delle concessioni, dei lavori, degli adeguamenti delle tariffe per l’utilizzo delle autostrade è un mare magnum che esemplifica le politiche di privatizzazione e liberalizzazione: come già successo nel mercato elettrico, un monopolio naturale viene spezzettato e i rapporti governo-concessionari sono affidati ad una giungla di norme, direttive, accordi. Una regolamentazione che, per garantire ad un monopolio naturale di diventare ciò che non può essere – cioè un mercato libero – diventa ipertrofica e piena di bizantinismi: i meccanismi per i quali il ministero accorda gli aumenti sono estremamente complessi e tengono conto di tanti fattori. Un’impostazione che più volte ha fatto sorgere il dubbio che le società concessionarie chiedessero adeguamenti al rialzo per compensare il calo del traffico. Ipotesi non peregrina, dato che ai continui e costanti rincari non sempre seguono quei lavori – di raddoppio, di aumento della rete, di efficientamento, di maggiore attenzione ad esempio alle nevicate – che sarebbe lecito attendersi.

Buon 2016 e buon viaggio.

Filippo Burla

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