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Roma, 6 dic –  I ristori non bastano. “I contributi a fondo perduto concessi agli artigiani, ai piccoli commercianti, ai ristoratori e agli esercenti colpiti dal Covid hanno coperto mediamente il 25% circa delle perdite di fatturato subite nel 2020. A seguito delle difficoltà di questi mesi, non è pertanto da escludere che almeno 350 mila piccole e micro aziende di questi settori chiuderanno definitivamente la saracinesca entro la fine di questo mese, lasciando senza lavoro almeno 1 milione di addetti”. Questo è quanto denuncia Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre, che chiede al governo un cambio di passo.



Dai ristori ai rimborsi

Come è stato sottolineato più volte, i “decreti ristori” voluti dal governo sono arrivati tardi e si sono rivelati insufficienti. Sia per questioni procedurali (un’inefficiente burocrazia) che per questioni di merito, i provvedimenti dell’esecutivo si sono rivelati un flop. I beneficiari dei ristori con le somme ricevute non sono riusciti a coprire neanche le spese fisse (bollette, contributi Inps ecc).

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Per questo la Cgia ha chiesto all’esecutivo di passare dalla logica dei “ristori” a quella dei “rimborsi”. Non è un’utopia: molte nazioni europee e la stessa Ue si stanno muovendo in questa direzione. Zabeo chiede in primo luogo un indennizzo fino al 70% dei mancati incassi e in secondo luogo l’abbattimento dei costi fissi, così come ha stabilito nelle settimane scorse la Commissione Europea.

Gli artigiani mestrini ricordano che “dal 13 ottobre scorso l’Unione Europea ha modificato il Temporary Framework (quadro temporaneo per le misure degli aiuti di Stato alle imprese) procrastinandone gli effetti fino al prossimo 30 giugno 2021. Pertanto, gli Stati membri possono erogare aiuti fino al 90% dei costi fissi sostenuti dalle imprese che, per effetto del Covid, abbiano subito una contrazione del fatturato di almeno il 30%. Tra questi costi sono inclusi gli affitti, le bollette energetiche, le spese assicurative, ecc”. Questa è l’unica strada per evitare la desertificazione dei centri storici soprattutto nelle grandi città d’arte, dove i costi sono alti e gli introiti praticamente nulli.

Il grido d’allarme degli esercenti

A conferma di quanto è stato detto finora ci sono le dichiarazioni rilasciate in questi giorni dalle associazioni che rappresentano ristoratori e albergatori.  Cominciamo con la Federazione Italiana Pubblici Esercizi (Fipe). Secondo Aldo Cusano, vicepresidente nazionale di Fipe, i nuovi Dpcm “hanno ucciso le feste”. Cusano stima una perdita di sei miliardi di euro in meno di entrate.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche gli albergatori. Alessandro Massimo Nucara, direttore generale Federalberghi, prevede una perdita del 90% del giro d’affari. Qualcuno potrà dire che il Dpcm non ha chiuso gli alberghi ma ha rinchiuso dentro casa i potenziali clienti. Chi vorrà andare in vacanza in una città d’arte se dalle 18 in poi dovrà tornare in albergo? La risposta è fin troppo ovvia. Dare un sussidio a chi è chiuso non è sufficiente se poi togliamo la clientela a chi rimane aperto.

Tornando ai ristoratori, Cursano ricorda che fino all’anno scorso mettevano a tavola per il pranzo di Natale quattro milioni di persone. Un po’ di più per l’ultimo dell’anno, cinque milioni al cenone di San Silvestro. “Quest’anno – afferma – sembra che il pranzo di Natale sarà consentito solo nelle zone gialle, quindi nel 30% del Paese. E lì i ristoranti sconteranno circa il 50% dei coperti per il distanziamento”. Quindi, prosegue, “noi passiamo da 4 milioni di persone a nemmeno 800.000. E perdiamo totalmente i 5 milioni di clienti che vivevano l’ultimo dell’anno con gli amici e le persone care nei locali”. Inoltre, i mancati introiti dei settori della ristorazione e degli alberghi colpiranno pesantemente anche la filiera dei fornitori.

I vari ristori sono stati solo dei placebo se non riusciamo a risarcire chi ha perso quasi tutto. Forse con il vaccino ci libereremo dal Covid ma il nostro tessuto imprenditoriale sarà irrimediabilmente compromesso, per la gioia di Amazon e di tutti i Big Tech della Silicon Valley.

Salvatore Recupero

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3 Commenti

  1. […]  La politica dei ristori si è rivelata del tutto fallimentare. “Sebbene in termini assoluti la somma sia certamente importante, i 29 miliardi di euro di aiuti erogati fino ad ora dal governo alle attività economiche coinvolte dalla crisi pandemica sono stati del tutto insufficienti a lenire le difficoltà degli imprenditori”. A dirlo è l’Ufficio studi della Cgia di Mestre. […]

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