Roma, 2 lug – La siccità che sta colpendo l’Italia nelle ultime settimane (ma che già è iniziata lo scorso inverno), è ormai il tema preponderante sui media – insieme alla guerra in Ucraina – e ha riacceso il dibattito sull’ambientalismo in salsa gretina, oscurando completamente le cause di una delle peggiori conseguenze che potrebbero verificarsi per via di questa situazione: il razionamento dell’acqua.

Siccità fa rima con austerità

L’Italia arriva, come ben sappiamo, da decenni di riduzione progressiva della spesa pubblica con picchi del 30 e 40%, i tagli sono stati indiscriminati. E in questa tabula rasa ci è finito ovviamente anche il comparto della regimazione delle acque.

Nello specifico, per gli investimenti pro capite nel settore idrico, secondo l’ultima rilevazione del 2020 eseguita dal gruppo The European House-Ambrosetti l’Italia è al di sotto della media europea con soli 40 euro spesi per abitante: meno della metà.

Se gli investimenti nel pubblico difettano, anche per questo settore strategico il passaggio del pubblico al privato non ha rappresentato la svolta in termini di efficienza tanto decantata dalla narrazione neoliberista. Anzi, il caso di Girgenti Acque insegna che nei pochi casi in cui sono avvenute privatizzazioni, gli utenti sono rimasti a bocca asciutta in tutti i sensi.

Non la pensa allo stesso modo il governo che, mentre sta preparando un dpcm per rispondere a questa crisi, “casualmente” lo scorso gennaio ha inserito nel Pnrr l’emendamento 22.6. Esso prevede che entro luglio 2022 dovrà essere valutata la capacità degli enti locali di gestire il patrimonio idrico e in caso di valutazione negativa dovranno essere coinvolti i privati.

Acquedotti colabrodo

Secondo i dati riportati da La Verità, il totale degli acquedotti italiani comprende un 60% vecchio di 30 anni e un 25% addirittura risalente a 50 anni fa. Vista la loro datazione, le prestazioni degli acquedotti sono preoccupanti: su 300 miliardi di metri cubi di acqua piovuti in un anno, vengono raccolti solo l’11% di essi, con un tasso di dispersione pari al 42%. Mancati investimenti uniti alle falle della burocrazia e resistenza di associazioni ambientaliste, hanno portato nel corso degli anni a più di 30 opere incompiute tra invasi e intere in dighe in tutto il paese.

I fondi non bastano

Ora come non mai sarebbe necessaria la tanto propagandata pioggia di soldi del Recovery Fund per far fronte alla siccità. Peccato che nel Pnrr la missione la MC24 destina al capitolo specifico “gestione sostenibile delle risorse idriche lungo l’intero ciclo e il miglioramento della qualità ambientale delle acque interne e marine” appena 4,38 miliardi di euro. Da qui fino al 2026 l’Ue metterà sul piatto meno di un miliardo all’anno.

Cifre irrisorie rispetto a quanto gli esperti reclamano. Sulla questione è intervenuto Giordano Colarullo, direttore generale di Utilitalia, la federazione che riunisce le aziende speciali operanti nei servizi pubblici dell’acqua, dell’ambiente, dell’energia elettrica e del gas. “Il piano di ripresa e resilienza prevede due miliardi per mettere in sicurezza l’erogazione dl servizio idrico, 900 milioni per il recupero delle perdite e 600 milioni per la depurazione. Quindi 3,5 miliardi circa. Secondo una stima delle aziende di Utilitalia, per mettere in sicurezza la rete idrica, a fronte del cambiamento climatico, servirebbero 11 miliardi entro il 2026”, ha dichiarato Colarullo.

Infine Colarullo ha avvisato di possibili rincari delle tariffe in previsione di maggiori investimenti: “L’acqua in Italia costa meno che nel resto d’Europa proprio perché finora gli investimenti nella rete idrica sono stati molto bassi. A Berlino l’utente spende 6 euro al metro cubo, a Parigi 3,30, a Londra circa 3 euro. A Roma invece 1,50. Nessuno pensa al recupero di questo dislivello ma una partecipazione dell’utenza al servizio è inevitabile”.

Riccardo Natale

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1 commento

  1. Il livello di ignoranza sul tema, sia a livello pubblico che privato è sempre stato disarmante forse anche perché l’ acqua in Italia è risultata molto scontata grazie a madre natura. E se non fosse per madre natura molti italioti sarebbero alti meno di un metro…
    Comunque fa specie che sulla qualità dell’ aria si dibatta da tanto, più o meno interessatamente, alla grande, invece per l’ acqua siamo agli albori. Evidentemente non si lascia passare la professionalità a causa della sua presunta bassa redditività… Insomma siamo alle solite, inginocchiati davanti al solo immediato profitto, fatturato, ricavato, tassabile e lontanissimi dal gestire al meglio la sostanza che compone la grande parte dei nostri corpi. Vergogna. Masturbare meno i cellulari-saponette e studiare la Sostanza… prima di perderla del tutto!!

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