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Soros e le coop rosse: la nuova santa alleanza

by Giuseppe Maneggio
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Il Fondo controllato da Soros ha acquistato il 5% del capitale di Idg nel corso di un’operazione dal valore di 20 milioni

New York, 5 mar – Il finanziere statunitense di origini magiare, George Soros ha deciso di puntare ancora una volta i suoi investimenti in Italia. Il fondo Quantum Strategic Partners, gestito a sua volta da Soros Fund Management, ha acquistato il 5% di Igd – Immobiliare Grande Distribuzione Siiq – tra i più importanti e grandi gruppi in Italia nel settore immobiliare della distribuzione.

Igd ha reso noto di aver ceduto al fondo americano “tutte le 10,98 milioni di azioni proprie detenute, pari a circa il 3,15% del capitale sociale”. Contestualmente, secondo una nota ufficiale, Unicoop Tirreno ha ceduto allo stesso acquirente 6,42 milioni di azioni Igd. La partecipazione di Unicoop Tirreno, che rimane secondo azionista della società immobiliare, scende così al 13,1% dal 14,9%.

Il fondo gestito dal magnate statunitense arriva così a detenere complessivamente il 5% del capitale sociale, divenendo il terzo azionista del gruppo controllato da Coop Adriatica e Unicoop Tirreno. Ma che ci fa Soros dentro le Coop rosse? Sarà un caso che nel neonato governo Renzi il ministero del lavoro e delle politiche sociali sia stato affidato a Giuliano Poletti, già presidente della Alleanza delle Cooperative Italiane? Un tempismo più che sospetto per un matrimonio che solo in apparenza può sembrare contronatura, ma che viceversa non fa che confermare come il mondo delle Coop rosse si sia trasformato in Italia in uno dei tanti poteri forti con una fortissima vocazione capitalistica. Con buona pace di chi ancora pensa che la sinistra cooperativa e mutualistica abbia un volto umano e moralmente ineccepibile.

Igd è attualmente l’unica Siiq – societa’ di investimento immobiliare quotata – italiana insieme a Beni Stabili spa presente in questo settore di mercato. Il fatto che George Soros ci abbia voluto investire suoi denari è stato interpretato positivamente sia dai mercati che dagli analisti finanziari nostrani, ma non possiamo assolutamente dimenticare come il il filantropico popperiano, una delle trenta maggiori ricchezze planetarie (Forbes valuta il suo patrimonio in 20 miliardi di dollari), ventidue anni fa  con il suo fondo Quantum, contribuì a portare la lira, e la nostra economia, a un passo dal baratro. Lui stesso non si è mai pentito di ciò che fu fatto e proprio lo scorso anno, mentre riceveva il premio (?) Terzani a Udine per la pubblicazione di un suo saggio disse: “L’attacco speculativo contro la lira fu una legittima operazione finanziaria. Gli speculatori fanno il loro lavoro, non hanno colpe. Queste semmai competono ai legislatori che permettono che le speculazioni avvengano. Gli speculatori sono solo i messaggeri di cattive notizie”.

L’azione di Soros nel 1992 – la vendita di lire allo scoperto comprando dollari – costrinse la Banca d’Italia a vendere 48 miliardi di dollari di riserve per sostenere il cambio, portando a una svalutazione della nostra moneta del 30% e l’estromissione della lira dal sistema monetario europeo. Per rientrare nello Sme, il governo italiano fu obbligato a una delle più pesanti manovre finanziarie della sua storia – circa 93 mila miliardi di lire – al cui interno, tra le tante misure, fece per la prima volta la sua comparsa l’imposta sulla casa (Ici), oggi divenuta Imu.

Ma al compagno Soros venne attribuita anche la tempesta finanziaria che portò alla svalutazione delle monete del sud-est asiatico nel 1997. Quantum, il “fondo del futuro”, non prende posizione solo sulle divise. Ovviamente è anche molto attivo sulle materie prime e sul debito sovrano, e nell’appropriazione di terre. Mezza Argentina è sua.

Insomma un personaggio nato, cresciuto e paffuto grazie all’assenza di regole e normative all’interno di quell’inferno che sono i mercati finanziari globali. Una di quelle figure che in un’altra realtà, quella costruita secondo logiche umane, sarebbe già stata dichiarata persona non gradita e che i confini nazionali non li avrebbe mai più varcati nemmeno per spendere un euro del suo patrimonio.

Giuseppe Maneggio

 

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