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Roma, 8 giu – «Se torna il Patto di Stabilità per l’Eurozona sarà il disastro». È questo il monito che ha lanciato Joseph Stiglitz in un’intervista al Fatto Quotidiano. Premio Nobel per l’economia nel 2001, Stiglitz si è distinto negli ultimi anni per le sue posizioni fortemente critiche sulla moneta unica: «L’euro è un sistema praticamente progettato per fallire», è la sua analisi, poi argomentata in un libro di successo. Ora, però, l’economista mette nel mirino le politiche di austerità portate avanti dall’Unione europea con il Patto di Stabilità, che è alla base del Trattato di Lisbona. Una politica economica che, se era discutibile già in tempi normali, nel periodo post-coronavirus per Stiglitz rischia di essere addirittura fatale.

L’Italia non può cedere altra sovranità

Nell’intervista rilasciata al Fatto, il premio Nobel si sofferma sulle divisioni all’interno dell’Unione europea, le quali stanno compromettendo l’efficacia delle misure volte ad affrontare la recessione economica in atto: «Ogni economista direbbe che i soldi devono essere dati all’Italia a fondo perduto, ma alcuni paesi del Nord Europa dicono che l’Ue non è un’unione fiscale. Così si torna alla discussione di dieci anni fa», afferma Stiglitz. Che poi spiega le criticità insite nel Recovery Fund: «Si discute poi su quante condizionalità mettere per avere i soldi: a quanta indipendenza dovrebbe rinunciare l’Italia?».

La profezia di Stiglitz

Ma il punto veramente dolente è quello che riguarda la riattivazione del Patto di Stabilità, temporaneamente sospeso a causa della pandemia. Insomma, che succederebbe se tornasse l’austerità? «Sarebbe un vero disastro», taglia corto l’economista statunitense. «Alcuni Paesi infatti avrebbero debiti molto più alti, debiti su cui andrebbero pagati gli interessi. Finché i tassi rimanessero molto bassi, non sarebbe un problema, ma i tassi potrebbero salire. A quel punto – prosegue Stiglitz – se il Patto di Stabilità fosse invocato, ciò avrebbe effetti recessivi sull’economia e costringerebbe i Paesi all’austerità».

Più Stato, meno mercato

Che fare quindi per superare la crisi? Secondo il premio Nobel, sarà fondamentale l’azione degli Stati e dei governi, che «devono giocare un ruolo centrale». Infatti, una volta finita l’emergenza sanitaria, «ci sarà molta più incertezza, il che renderà le persone molto più attente nello spendere: avremo un’insufficienza di domanda aggregata e quindi un’economia debole. L’azione del governo è l’unico modo per uscirne: un’azione collettiva per condividere i rischi, così che le persone abbiano meno paura di spendere, e per stimolare l’economia». Meno mercato, più Stato, quindi. Bruxelles è avvertita.

Valerio Benedetti

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