Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 8 giu – Si avvicinano le elezioni presidenziali negli Stati Uniti e i democratici non hanno trovato un valido candidato che possa minacciare realmente la rielezione di Donald Trump. Joe Biden non ha certo lo stesso ascendente di Barack Obama, infatti non è nero, è cattolico e suo figlio Hunter è coinvolto nell’affaire Ucraina. A questo si aggiunge che Trump ha raggiunto l’utopica piena occupazione e ha elargito fondi a pioggia agli americani, bianchi, neri, nativi americani, ispanici, etc, in difficoltà economica a causa dell’emergenza coronavirus. Sostanzialmente l’attuale presidente americano ha portato benessere diffuso anche all’interno delle cosiddette minoranze etniche. Probabilmente agli strateghi democratici è rimasta un’ultima carta da giocare per riconquistare terreno: il razzismo della polizia.

Nel gennaio 2020, l’organizzazione di giornalisti “sotto copertura” Project Veritas ha documentato le macchinazioni pianificate da alcuni attivisti che stavano lavorando per la campagna di Bernie Sanders, il candidato dem più radicale ritiratosi dalla corsa per le primarie all’inizio di aprile. Tra i “field organizer” di Sanders filmati da Project Veritas, troviamo l’anarco-comunista Kyle Jurek che affermava “se Bernie non ottiene la nomination, Milwaukee brucerà, prendendo di mira la polizia”, Martin Weissgerber che minacciava “sono pronto per iniziare a tirare mattoni e iniziare a combattere”, Daniel Taylor e Mason Baird. Tutti invocavano le rivolte nelle strade americane, la rieducazione nei gulag e la distruzione della proprietà privata.

Antifa e Black Lives Matter fomentatori delle rivolte

Come ormai confermato, sono due i movimenti che stanno fomentando l’attuale violenta rivolta negli Stati Uniti, Antifa e Black Lives Matter, strumentalizzando la morte di George Floyd. Come riporta Politico, Black Lives Matter è sostenuto principalmente dalle piattaforme liberal Democracy Alliance – che annovera tra i principali donatori Hillary Clinton, Bernie Sanders, George Soros – e Borealis Philanthropy che ha creato appositamente il fondo “Black-led Movement Fund”. Nel 2018, in seguito alla donazione della fondazione di Soros alla Borealis Philanthropy, Alvin Starks, senior program officer della Open Society Foundations, affermava: “Siamo orgogliosi di essere un donatore di Black Lives Matter in questo importante momento politico, perché sostenere questo movimento è ciò che renderà possibile un cambiamento sistemico e duraturo”.

Non è invece agevole rintracciare gli sponsor del movimento americano Antifa, perché non ha una struttura ufficialmente organizzata. Un gran numero di attivisti antifa è apparso negli Stati Uniti durante le proteste contro la World Trade Organization nel 1999 a Seattle, e poi nel 2011 si erano infiltrati nel movimento Occupy Wall Street. Il successo di Donald Trump nella campagna del 2016 e la conseguente vittoria elettorale hanno portato ad una veloce crescita delle adesioni al movimento Antifa e ad un connesso aumento delle attività violente. Si presume che i fondi siano elargiti da Alliance for Global Justice (AFGJ), che foraggia altri movimenti di estrema sinistra come Refuse Fascism, responsabile anche dei disordini del 2017 all’università di Berkeley in California. AFGJ smentisce di aver ricevuto donazioni dalla fondazione di Soros, ma ha percepito fondi da Amnesty International (finanziata da Soros), dalla Tides Foundation (partner di Soros in molti progetti), e dalla Wallace Global Fund (Allison Barlow, direttrice dei programmi “Democracy and Media”, è una ex dirigente della Open Society Foundations). Quindi, sebbene non direttamente, Alliance for Global Justice ha ricevuto il sostegno dello speculatore con il solito sistema delle scatole cinesi.

I democratici sostengono la Rivoluzione Colorata negli Stati Uniti

Ormai è chiaro che ogni rivolta scoppiata negli ultimi 30 anni, con l’obiettivo di destabilizzare un Paese e portare ad un nuovo status quo, sia sostenuta dall’establishment globalista. Dalle Rivoluzioni Colorate al golpe in Ucraina, passando per le Primavere Arabe, le sollevazioni hanno in comune lo stesso modus operandi: i soliti noti, tra questi George Soros, finanziano le organizzazioni e i movimenti politici già presenti nel Paese, usandoli come cavallo di Troia per infiammare le piazze. I manifestanti di Homs, città di 800mila abitanti dalla quale partì nel 2011 la cosiddetta Primavera Araba siriana, erano pagati dai “ribelli moderati” per scendere in strada e bruciare le immagini del presidente Assad. In Ucraina nel 2014, l’organizzazione International Renaissance Foundation si era infiltrata nelle manifestazioni di Piazza Maidan a Kiev, guidando le proteste che hanno portato al golpe. Durante un’intervista alla CNN del maggio 2014, lo stesso Soros confessò candidamente il suo coinvolgimento negli eventi che hanno portato alla crisi ucraina: “Ho creato la fondazione in Ucraina (International Renaissance Foundation, ndr) prima che il Paese diventasse indipendente dalla Russia. Questa organizzazione ha continuato a operare e ha avuto un ruolo importante negli eventi recenti”.

Per amplificare la rivolta interna e sostenere le ragioni dei manifestanti, non può mancare la propaganda globale di organizzazioni create e finanziate appositamente dall’establishment globalista. Tra queste, la più nota è Avaaz che ha cercato di influenzare anche le elezioni in Italia. Fondata grazie al sostegno della Open Society Foundations e diretta fino al 2016 da Eli Pariser (advisory board member della fondazione di Soros), Avaaz ha cercato di influenzare, attraverso le sue petizioni progressiste, l’opinione pubblica internazionale allo scopo di favorire ogni rovesciamento politico spinto dall’agenda mondialista dal 2006 ad oggi. Ora Avaaz sta promuovendo la petizione “contro il razzismo e la brutalità della polizia” americana, usando come strumento la tragica morte di George Floyd. “Abbiamo una scelta. Questo può essere solo un altro tragico decesso per mano della polizia americana o può essere il momento in cui le cose iniziano a cambiare. Siamo un movimento di oltre 60 milioni di persone – quando parliamo tutti, è assordante. Quindi alziamo la voce per unirci tutti chiedendo la fine di queste uccisioni razziste e spingiamo quelli al potere a fare lo stesso” recita il testo della petizione.

Le cauzioni pagate dal fondo dei candidati democratici

Il 31 maggio scorso, come riporta Fox Television, il 95 per cento dei 400 arrestati per le rivolte violente a Santa Monica, California, non erano residenti della zona, ma erano arrivati da altre città. Le accuse contestate alle persone fermate dalle autorità sono state saccheggio, assalto con un’arma mortale, aggressione ad un pubblico ufficiale e violazione del coprifuoco.

Per il pagamento delle salate cauzioni dei tanti arrestati per le violente rivolte nelle strade americane, il circuito progressista ha attivato diverse raccolte fondi come il Minnesota Freedom Fund, a cui hanno fatto generose offerte personaggi del mondo dello spettacolo e che paga le spese legali anche agli immigrati clandestini per evitare la loro espulsione dal Paese, e ActBlue, la piattaforma che raccoglie anche donazioni in favore dei candidati del partito democratico.

Come riporta il New York Times, “Domenica sera (31 maggio, ndr), il senatore Bernie Sanders ha inviato una e-mail al suo numeroso elenco di sostenitori chiedendo loro di donare ad un altro gruppo di beneficenza (per la raccolta fondi, ndr). Con l’invio della e-mail, ha raccolto 400 mila dollari in solo 12 ore, secondo Mike Casca, portavoce di Mr. Sanders”. Invece, lo staff elettorale del candidato democratico alla presidenza Joe Biden ha appoggiato, con proprie donazioni, la raccolta fondi del Minnesota Freedom Fund per il pagamento delle cauzioni dei manifestanti arrestati durante le rivolte. È lecito chiedersi se i democratici contribuiranno a pagare le cauzioni anche agli sciacalli che hanno assaltato i negozi e devastato le città, agli assassini del poliziotto 77enne in pensione David Dorn, ferito a morte durante un saccheggio a St. Louis, e a quelli che hanno ucciso la giovane Italia Marie Kelly a Davenport.

Francesca Totolo

4 Commenti