Roma, 5 apr – 21 agosto 2013, i giornali di tutto il mondo annunciano che nell’oasi di Ghouta, a Damasco, sono morte mille persone uccise con il gas da Assad. Tutti si indignano contro “il massacratore del suo popolo”. Obama è sul punto di scatenare una nuova guerra americana. Alla fine si scopre che non c’è stato nessun attacco. Alcuni mesi dopo si è saputo che i morti non erano stati mille e che le bombe chimiche erano state sparate da mercenari. Oggi in qualche modo la storia si ripete. “Attacco chimico” di Assad contro il suo popolo, una sessantina di morti a Idlib. Tra loro una decina di bambini le cui immagini shock con maschere dell’ossigeno sul volto campeggiano sulle prime pagine di tutta la stampa internazionale.

Per la verità quanto successo non è chiaro. Fonti dei ribelli siriani hanno denunciato l’uso di armi chimiche, l’ONU condanna ma non ci sono prove per ammissione del suo rappresentante in loco, l’immancabile de Mistura. Poco importa che nelle analisi degli esperti si faccia notare che per Assad, dopo la conquista di Aleppo con la vittoria in tasca, questo presunto attacco chimico sarebbe un autogol clamoroso. Del resto Damasco smentisce il suo coinvolgimento ma poco importa. I giochi sono altri. Idlib quasi al confine con la Turchia è l’ultima ridotta dei ribelli jihadisti. Se l’ Esercito regolare la conquistasse sarebbe la rotta definitiva dei suoi nemici che non avrebbero più un area sotto controllo.

Forse per questa Erdogan si accinge ancora una volta a cambiare cavallo. Dalla Russia al fronte Occidentale. Il sultano di Ankara non vuole cedere il passo in Siria. Quindi a chi giova l’ennesima strage di bambini gasati? Sicuramente a chi vuole mantenere aperto il conflitto siriano. Potenze vicine e lontane al Medio Oriente. Ma come insegna l’esperienza quando si evocano e usano le armi chimiche si rischia il salto di qualità criminale. La Storia è piena di esempi anche recenti. Basta ricordare quando il segretario di Stato americano Colin Powell si presentò all’ONU agitando tra le mani alcune provette e sostenendo che erano la prova dell’esistenza delle armi chimiche di Saddam Hussein. L’immaginifico intervento del generale americano suggellò la guerra di Bush Junior all’Iraq. Inutile dire che armi chimiche non furono mai trovate. Dunque per la Siria, se possibile, il peggio può ancora succedere.

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