Roma, 23 ott – La sinistra in Giappone non esiste più. L’esito delle elezioni anticipate volute da Shinzo Abe parla chiaro, il popolo nipponico ha regalato al premier in carica una vittoria schiacciante. La coalizione guidata dal leader sovranista ha infatti ottenuto 312 seggi su 465, con il suo Partito liberal democratico che otterrà almeno 283 seggi sul totale di 465 della Camera bassa e gli alleati di governo del Komeito (destra) che avranno 29 deputati. Il resto dell’opposizione è ininfluente: 50 seggi al Partito democratico costituzionale (centro-sinistra) di Yukio Edano e altrettanti circa al Partito della Speranza (centro-destra) di Yuriko Koike. E’ una vittoria quindi netta quella di Abe, che pone fine alle velleità che caratterizzano le compagini antigovernative da ormai diversi anni. Siamo di fronte a una Nazione costantemente in crescita economica, orgogliosa della propria identità, sovrana dal punto di vista monetario, con un’immigrazione pressoché inesistente grazie alle leggi ferree che hanno fino ad oggi chiuso le porte del Sol Levante.

Una politica vincente su quasi tutti i fronti quella di Abe, nonostante le Cassandre dei media internazionali che puntualmente provano a rimarcare gli insuccessi nipponici, visibili evidentemente soltanto negli schermi artefatti di altri mondi impegnati a generare spauracchi. In Giappone permane fiducia e voglia di guardare avanti, marciando compatti sulla strada tracciata da un premier che assicura stabilità e prosperità. Dietro ad ogni origami c’è una spada pronta a tagliere il velo di Maya che obnubila chiunque tenti di decifrare con parametri superficiali una civiltà millenaria che ha ancora molto da dire. Shinzo Abe, a differenza degli oppositori, non ha mai mostrato esitazioni, sicuro di vincere l’ultima grande scommessa: assicurare di nuovo la sovranità militare ad un popolo mai domo che qualcuno riteneva piegato al pacifismo e definitivamente arreso al nemico.

E invece la storia non finisce mai, crederlo è un grave errore che ha abbagliato Francis Fukuyama, politologo statunitense di origini giapponesi che profetizzò l’avvento definitivo del mondo unipolare a guida americana. Immerso nel non luogo che delineava un solo mondo possibile, Fukuyama ha scagliato la freccia guardando l’arco e perdendo di vista il punto focale. Ecco che oggi la sfida elettorale stravinta da Abe chiude la questione, avviando il mondo al multipolarismo. “Come avevo promesso durante la campagna elettorale, il mio compito è di occuparmi fortemente della Corea del Nord, e per questo c’è bisogno di una diplomazia forte”, ha dichiarato Abe dopo aver centrato la vittoria. Tokyo non ha più bisogno di Washington per sentirsi sicuro, è vero magari il contrario. Gli Stati Uniti necessitano ancora di un alleato fedele nel Pacifico per non perdere terreno, per poter ancora gestire i giochi.

Adesso però, con questo successo, il premier nipponico potrà finalmente portare avanti senza ostacoli il progetto di riforma dell’articolo 9 della Costituzione imposta alla fine del secondo conflitto mondiale dagli Stati Uniti. Una modifica della carta che consentirà al Giappone di trasformare le Forze di autodifesa, retaggio della sconfitta bellica, in un esercito vero e proprio. Di fronte all’instabilità regionale, tra le dispute territoriali con la Cina e le sempre più allarmanti minacce della Corea del Nord, il Sol Levante è tornato ad alzare la testa. Da solo, senza padrini né padroni a porre condizioni. Se ne facciano una ragione i detrattori internazionali e in particolare internazionalisti, il vento divino soffia più forte che mai.

Eugenio Palazzini

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3 Commenti

  1. che strano paese. se ne fotte dei matrimoni omosessuali e dei gabinetti per i transessuali. Tutti argomenti vitali nel decrepito occidente.

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