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Roma, 1 ott – “Volo a Tripoli, al suono della chitarra. Con me c’è un gruppo di oche selvagge, stiamo salvando Roma”. E’ questo il rap dei mercenari russi del Gruppo Wagner che combattono in Libia ed evocano imprese epiche. Il riferimento è piuttosto chiaro: siamo a Tripoli nel nome della “terza Roma”, ovvero di Mosca, per evitare che cada definitivamente nelle mani dei turchi del “sultano” Erdogan. Questi ultimi, altrettanto simbolicamente, durante il conflitto libico mostravano distintivi con riferimenti espliciti a una vendetta per la sconfitta subita dagli ottomani nel 1912 nella guerra italo-turca.



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La cavalcata rap dei mercenari russi della Wagner

E poi le “oche selvagge”, con chiaro riferimento ai soldati di ventura occidentali degli anni Settanta e in particolare ai “Wild Geese” di Mike Hoare. Di qui il celebre film I 4 dell’Oca selvaggia di Andrew V. McLaglen. Le “oche selvagge”, nome che peraltro voleva onorare le origini irlandesi del colonnello Hoare, storie di soldati che volavano via a combattere altrove. “Gli americani dicono di combattere per la democrazia, i russi combattono per la giustizia“, dicono i mercenari della Wagner.

Dalla Russia contro i “barbuti” jihadisti

Ma il rap di questi soldati è colmo di citazioni colte e affatto casuali. C’è poco di improvvisato quando viene menzionato Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov, con la figura di Ponzio Pilato, “odiato procuratore” che se ne lava le mani. Ancor meno quando esprimono un certo livore nei confronti degli oligarchi “sbarbati di fresco a Londra“, quelli col culo al caldo che “nella Tripoli dei barbuti” – ovvero dei fanatici jihadisti – non ci vanno. Così come non si vedono in Siria a combattere l’Isis e in Armenia a contenere gli azeri armati dai turchi. Là dove invece il gruppo Wagner è intervenuto a togliere diverse castagne dal fuoco nel nome e per conto della Madre Russia.

Le “oche selvagge” sono in Mali

Ed è sempre per conto di Mosca che le “oche selvagge” venute dai ghiacci sono planate nel rovente Mali, generando diversi grattacapi alla Francia di Macron. Il Cremlino continua a negare il coinvolgimento dei mercenari della Wagner in diverse zone calde del globo, eppure ormai non ci sono molti dubbi sulla loro presenza, anche nella nazione africana. Prova ne sono le dichiarazioni del ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov.

“Le autorità di transizione del Mali, sottolineano chiaramente il loro impegno nei confronti degli obblighi internazionali e stanno combattendo il terrorismo. Si sono rivolti ad una società militare privata russa – ha detto Lavrov – perché la Francia vuole ridurre significativamente il suo contingente militare schierato nel paese e avrebbe dovuto combattere i terroristi che si sono insediati nel nord”. Ma “questa attività si svolge su base giuridica e riguarda il rapporto tra la parte ospitante, che è un governo legittimo, riconosciuto da tutti come struttura legittima e di transizione, e coloro che offrono i loro servizi come specialisti stranieri”. Indovinate chi sono questi specialisti stranieri?

Eugenio Palazzini



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