Roma, 24 giu – La Corte Suprema degli Stati Uniti si è espressa sulla sentenza Roe v. Wade. Quest’ultima era una storica sentenze risalente all’anno 1973, la quale riconosceva l’aborto come diritto costituzionale. La decisione della Corte Suprema rappresenta una svolta epocale che rimette in mano ai singoli Stati la possibilità di legiferare sull’aborto.

L’aborto non ha basi costituzionali, la sentenza della Corte suprema

Le prime indiscrezioni sulle intenzioni da parte della Corte Suprema di intervenire sulla Roe v. Wade erano apparse a inizio maggio. Anzi, il sito Politico aveva fatto trapelare una bozza scritta dal giudice conservatore Samuel Alito, nella quale la sentenza Roe v. Wade veniva attaccata proprio perché non aveva nessun fondamento costituzionale.

Una lettura delle cose che è stata confermato oggi, con lo stesso Alito che ha affermato: “La Costituzione non fa riferimento all’aborto, e nessun diritto di questo genere è implicitamente tutelato da alcuna disposizione costituzionale”.

I motivi del riesame

Il riesame da parte della Corte Suprema nasce dalla causa costituzionale intentata lo scorso autunno dalla Jackson Women’s Health Organization. Quest’ultima è una clinica abortiva del Mississipi che aveva messo nel mirino una legge del 2018 varata dal Mississipi che vieta l’uccisione del feto dopo la quindicesima settimana di gravidanza, ovvero tre mesi e mezzo di vita.

Tale vicenda ha scoperchiato il dibattito sull’aborto fino a toccare la sentenza Roe v. Wade. Questa sentenza aveva riconosciuto l’aborto come un diritto costituzionale, paragonabile ai diritti della persona contenuti nel 14° Emendamento della Costituzione degli Stati Uniti, il quale regola le libertà politiche e civili dei cittadini americani, rendendo di fatto l’aborto un diritto federale.

Cosa succede adesso

La Corte suprema ha votato per 6 voti favorevoli e 3 contrari a sostegno della legge del Mississipi, mentre si è espressa per 5 voti a favore e 4 contro per ribaltare la sentenza Roe v. Wade. Questo capovolgimento non cancellerà il diritto all’aborto negli Stati Uniti, come invece sembra voler sostenere con toni eccessivamente tragici parte dei commentatori, ma farà sì che ognuno dei singoli Stati che compongono gli Usa potrà esprimersi liberamente sul tema dell’aborto. L’aborto non sarà più quindi materia federale, ma giurisdizione di ciascun Stato.

Michele Iozzino

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