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Roma, 18 mag – E’ passata poco più di una settimana dalla liberazione di Silvia Romano, la 24enne sequestrata in Kenya da un commando di Al Shabaab e per la quale si ritiene sia stato pagato un riscatto di 4 milioni di euro. E, – spiace dirlo per tutti coloro che avevano trasformato il gruppo terrorista in un paradigma di probità per aver «trattato bene» la 24enne durante i quasi due anni di prigionia – i jihadisti somali hanno colpito sanguinosamente ancora, uccidendo con un attentato esplosivo Ahmed Muse Nur , governatore della regione semiautonoma somala di Mudug. Assieme al funzionario hanno perso la vita tre guardie del corpo. La strage è avvenuta nella zona nord della città di Galkayo.

Al Shabab ha rivendicato l’attentato attraverso una dichiarazione pubblicata su di un sito jihadista: «Il governatore dell’amministrazione apostata della regione di Mudug è stato ucciso oggi a Galkayo grazie all’operazione di un martire», hanno fatto sapere. La notizia è stata diffusa da Reuters e AlJazeera.  Secondo quanto riportato da fonti locali, l’attentatore viaggiava a bordo di un taxi-scooter imbottito di esplosivo, andando a schiantarsi contro il veicolo sul quale si trovava a bordo il governatore Ahmed Muse Nur e provocando l’esplosione. Coinvolti nell’attentato anche alcuni civili, ma le autorità non hanno ancora reso noto il bilancio ufficiale delle vittime. Poco dopo la deflagrazione sono accorsi i militari somali che hanno fatto scattare la caccia all’uomo per scovare gli organizzatori dell’attentato.

Nur governava Mudug dal maggio del 2019. Si tratta del secondo attentato nei confronti di un rappresentante governativo in meno di un anno. L’anno scorso aveva perso la vita – in circostanze simili a quanto successo ieri a Galkayo – Abdisalam Hassan Hersi, governatore della limitrofa regione di Nagaa. L’attacco era avvenuto nei pressi di una stazione di polizia ed anche in questo caso era stato rivendicato da Al Shabaab.

Giovedì scorso i jihadisti erano tornati all’attacco tentando di attaccare la base militare di Balikhadar, situata tra Bosaso e Galgala, scatenando un conflitto a fuoco in cui avevano perso la vita tre jihadisti e un militare. L’esercito aveva inoltre rinvenuto diversi ordigni esplosivi a Bosaso, arrestando diversi individui sospettati di essere legati ai qaedisti.

Cristina Gauri

3 Commenti

  1. […] Dall’annuncio della giovane di essersi convertita all’Islam, religione dei suoi sequestratori, alla scelta di indossare l’abito velato che costituisce più un elemento riconducibile ad Al Shabaab che ad un vestito tradizionale somalo, fino alle dichiarazioni della Romano che ha candidamente affermato di essere stata «trattata bene» andando, di fatto, ad umanizzare gli appartenenti ad un gruppo terroristico che è solito operare mediante attentati e stragi  sanguinose (l’ultima delle quali pochi giorni fa). […]