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Aleppo Damasco, 23 set – L’ennesima offensiva dell’Esercito Siriano ad Aleppo est sembra imminente. Negli ultimi due giorni gli attacchi aerei si sono intensificati, e da quanto riferiscono fonti vicine all’opposizione, i Russi avrebbero iniziato a usare le bombe antibunker, evidentemente finalizzate allo smantellamento di quella rete di tunnel che offrirebbe ai jihadisti un riparo, e un’opportunità di infinite imboscate, a fronte dell’avanzata governativa. Segno che Damasco, Mosca e Teheran hanno deciso di provare a chiudere la partita. Se finora gli scontri via terra si sono concentrati nei quartieri a nord e a sud della sacca ancora in mano ai ribelli, non è da escludere che l’attacco possa essere sferrato nei quartieri centrali di Aleppo est, Sakhur e Tareeq al Bab, visto che in quel punto la sacca si restringe e non supera i tre chilometri di larghezza. Dividere le forze jihadiste in due aree separate, ridurrebbe ulteriormente le loro possibilità di resistenza.

Inoltre, il fatto che la Forza Tigre, notoriamente uno dei reparti più efficienti dell’esercito lealista, non venga citata nei bollettini che arrivano dal fronte – mentre viene fatto frequente ed esplicito riferimento ai paramilitari palestinesi, alle milizie sciite irachene e a Hezbollah – fa pensare che saranno proprio i veterani siriani a tentare la spallata finale, anche per evitare che siano truppe straniere a liberare la più grande città del Paese. Vincere ad Aleppo sarebbe per Assad il modo migliore di presentarsi a un nuovo negoziato, visto che a quel punto all’opposizione non resterebbe che la provincia di Idlib. Potrebbero al limite difendere quel territorio, forse ingrandirlo leggermente, ma non avrebbero più alcuna chance di “dettare l’agenda” della guerra, condizione indispensabile se si vuole rovesciare un governo.

L’unico ostacolo, in questo momento, è la situazione creatasi a Deir Ezzor, dall’altra parte del Paese, da giorni sotto pesante attacco da parte dell’Isis, attacco che sta lentamente riducendo il perimetro in mano all’esercito siriano. La caduta di questo bastione sarebbe un grave colpo per l’immagine di Assad, in quanto darebbe modo ai suoi avversari di sostenere che la Siria non è in grado di lottare contro lo Stato Islamico, aprendo la strada a una coalizione internazionale che inevitabilmente minerebbe la sovranità di Damasco. Se poi uno volesse pensare andreottianamente male, potrebbe arrivare alla conclusione che gli Stati Uniti, non potendo più impedire la caduta di Aleppo Est, abbiano deciso di giocare quest’ultima carta, con quel singolare “errore” che li ha portati a bombardare i reparti dell’esercito siriano che tenevano le bande dell’Isis a distanza di sicurezza dal centro di Deir Ezzor, permettendo così il crollo della prima linea di difesa.

D’altro canto, l’Isis a sua volta sta facendo un mezzo favore ad Assad, in quanto l’operazione turca “Scudo dell’Eufrate”, che ha permesso di liberare il confine turco-siriano dalla presenza delle milizie del Califfato – e che ha rallentato le ambizioni curde – sta segnando il passo. Affidarsi al Free Syrian Army (da tempo ritenuto da tutti gli analisti uno strumento militarmente inutile) ha permesso a Erdogan di entrare nel conflitto in modo politicamente rispettabile, ma sta ora esponendo Ankara a diversi rischi. A quanto pare, il FSA sta rinculando di fronte a una robusta controffensiva dell’Isis, che avrebbe anche catturato un discreto bottino di armi turche che il FSA ha abbandonato per ritirarsi da un villaggio nei pressi di Azaz. E la stessa Azaz sta osservando la linea del fronte avvicinarsi pericolosamente. Nella giornata di ieri, infine, due razzi sarebbero stati sparati dall’Isis sulla cittadina turca di Kilis, ferendo una mezza dozzina di persone.
Il prestigio militare della Turchia sembra quindi rimesso in discussione, rischiando di diminuire il peso specifico di Erdogan nei negoziati che avranno luogo quando le grandi battaglie di questi giorni arriveranno a una conclusione.

E si ritorna quindi ad Aleppo, proprio in queste ore sottoposta a un durissimo bombardamento, in attesa di capire quando l’esercito siriano deciderà di sferrare l’attacco che potrebbe decidere le sorti dell’intero conflitto.

Mattia Pase

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