Il Primato Nazionale mensile in edicola

Agenzia delle EntrateRoma, 23 set – E alla fine, a distanza di 18 mesi esatti dalla Sentenza n. 37 della Corte Costituzionale, in Agenzia delle Entrate tutto è tornato in alto mare. La giustizia amministrativa infatti, in pochi giorni, ha assestato due colpi durissimi alle speranze dell’attuale dirigenza di vertice dell’AdE di riuscire a condurre in porto i due concorsi riesumati a seguito del “caos incaricati” nato come conseguenza della decisione della Consulta.

Ma andiamo per ordine: dopo il vuoto di potere del marzo 2015 e i vani tentativi di sanatoria si arrivò a luglio quando il governo autorizzò le agenzie, Entrate e Dogane, ad annullare i concorsi già banditi e svolgerne uno nuovo per circa 700 posizioni di cui 578 per le Entrate e il resto per le Dogane. L’Agenzia delle Entrate, però, optò per proseguire i due concorsi già banditi prima del caos: uno da 175 posti e l’altro da 403. Nel frattempo veniva autorizzata, sempre con il solito decreto del governo, la creazione di POT (Posizioni Organizzative Temporanee) in vigore fino al 31 dicembre 2016 da assegnare a funzionari che avrebbero svolto parte delle funzioni dirigenziali negli uffici rimasti scoperti. Il concorso da 175, il cui bando era stato pubblicato nel 2010, tra l’altro era per “titoli e colloquio”, forma che non è assolutamente prevista né dal DPR 487/1994 né il DPR 272/2004 che regolano le modalità di accesso agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni e nella dirigenza pubblica. Inoltre era stato pure “azzoppato” da una sentenza del TAR che aveva annullato la parte del bando che prevedeva, tra i titoli valutabili, anche gli incarichi dirigenziali su nomina dichiarati illegittimi dalla Corte Costituzionale e dal Consiglio di Stato.

Nonostante la conclamata volontà di proseguire con i due suddetti concorsi l’Agenzia delle Entrate proprio nell’ultima settimana si è di nuovo scontrata con i giudici amministrativi e la loro rigorosità: prima la sentenza n. 9846 della Terza Sezione del TAR del Lazio ha annullato il concorso da 403 dirigenti o, più correttamente, ha dichiarato illegittimo il bando in 3 distinte parti rendendolo di fatto non più svolgibile, poi il Consiglio di Stato con Ordinanza n. 4119, su ricorso di una parte degli ex dirigenti incaricati, ha sospeso il concorso per 175 dirigenti che sarebbe dovuto iniziare con le prove orali proprio in questi giorni.

Insomma, dopo un anno e mezzo i vertici dell’Agenzia, disattendendo peraltro le indicazioni del governo che aveva indicato chiaramente la strada di un nuovo concorso per uscire dall’impasse, si ritrovano di nuovo al punto di partenza come a fine marzo 2015, cioè con appena 300 dirigenti per quasi 900 posti a disposizione, con le POT in scadenza e con pochissime possibilità di rinnovo di queste ultime da parte dell’esecutivo. E’ evidente, quindi, che dopo due anni, la gestione di Rossella Orlandi sia giunta al capolinea. Da una parte la Corte dei Conti che appena due mesi fa ha lanciato l’allarme sulla frenata dell’attività di controllo e dei risultati ottenuti in termini di recupero dell’evasione proprio dall’AdE, dall’altra l’evidente incapacità di risolvere il problema della carenza di dirigenti con un concorso corretto ed inattaccabile. E i guai con la giustizia amministrativa potrebbero non essere terminati qua, infatti nei prossimi mesi verranno discussi diversi ricorsi sui metodi di selezione delle POT e delle POS (Posizioni Organizzative Speciali) assegnate nell’ultimo anno e per queste ultime c’è già un precedente con una decisione della Prima Sezione del TAR Piemonte (la n. 214 del 2016) che non promette niente di buono per l’Agenzia delle Entrate. Quello che è certo, come risulta al Primato Nazionale, la situazione che si è venuta a creare ha rinfocolato vecchie ruggini e vecchi malumori all’interno del MEF e questa volta la posizione dell’Orlandi è molto meno salda di quella di un anno fa.

Walter Parisi

1 commento

Commenta