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13043462_832623003509045_9145319201735969944_nDamasco, 28 apr – La guerra in Siria passa per Aleppo. La città è nel pieno del vortice delle operazioni militari di tutte le forze in campo, anche visivamente, fissando sulla cartina i punti conquistati dai “pezzi” sulla scacchiera, si delinea un girone dantesco, una spirale di morte, un fronte contorto dove molti oggi si giocano il tutto per tutto. Se lo giocano i cosiddetti “ribelli moderati”, isolati ed assediati al confine con la Turchia, stretti tra i curdi dello Ypg a ovest e l’avanzata dell’Isis a est, se lo giocano i curdi asserragliati ad Aleppo nel quartiere di Sheikh Maqsoud chiusi in una sacca trai quartieri liberati dall’avanzata dell’Esercito siriano e i quartieri occupati dai ribelli del Fsa che a loro volta stanno per essere accerchiati dalle forze armate di Damasco. In tutto ciò c’è sempre il Califfato, l’Isis, che non essendo direttamente coinvolto nel combattimento all’interno della città, ne approfitta per erodere terreno nelle campagne attorno ad Aleppo. Nelle giornate convulse di ieri nove civili sono stati uccisi e decine sono rimasti feriti in attacchi con razzi  e mortai lanciati dai terroristi e dall’azione di almeno un cecchino ribelle che ha aperto il fuoco su dei passanti. Una fonte del Comando di Polizia di Aleppo ha detto, all’agenzia di stampa siriana, che i terroristi posizionati nel quartiere di Bustan al-Qaser hanno sparato razzi sul quartiere di al-Meridian uccidendo un uomo e sua moglie rifugiati nella loro casa ora distrutta e ferendo altri quattro civili. In oltre, la fonte ha aggiunto, che il cecchino sembra appartenga alla formazione terrorista di Jabhat al-Nusra sarebbe posizionato anche lui nel quartiere di Bustan al-Qaser. Anche altre cinque persone, tra cui due bambini, sono stati uccisi e altre quaranta sono rimaste ferite nei bombardamenti dei terroristi che hanno fatto letteralmente piovere sui quartieri di al-Midan e al-Ashrafiyeh nelle vicinanze di Saadallah al-Jabiri Square e al-Qaser al-Baladi (Palazzo Comunale), un cascata mortale di razzi e bombole di gas esplosive.

anadoleAleppo oggi è una città martirizzata, lo è la sua popolazione prigioniera dei terroristi o rintanata nelle case e minacciata dai mortai dei ribelli, lo sono i cristiani di Aleppo, un tempo “capitale cristiana” della Siria, per cui anche il Vicario Apostolico della città, Georges Abou Khazen, si è espresso affinché le nazioni occidentali si mobilitino per la città e i suoi abitanti. Ad Aleppo oggi si combatte una battaglia che non dovrebbe essere combattuta visto che pochi giorni fa i “grandi della terra” si erano accordati per un cessate il fuoco in Siria, che vedeva coinvolti tutti i gruppi terroristici eccezion fatta per Isis e Al-Nusra, e che ha solamente garantito qualche settimana di respiro per i terroristi che all’occorrenza, hanno cambiato sigla alle loro milizie a seconda se fosse utile o meno rientrare sotto l’ombrello protettivo dell’accordo o uscirne. Settimane e giorni preziosi per i terroristi che nel frattempo si sono visti recapitare, in relativa tranquillità, carichi di armi come quello sequestrato dalle autorità siriane a Sweida, sud della Siria, composto da lanciarazzi anticarro yugoslavi M79 e mine anti uomo ed esplosivo israeliani.

13082751_1721952774747030_3469758020607871391_nAddirittura Staffan de Mistura, inviato delle Nazioni Unite per la Siria, l’aveva ribadito pochi giorni fa dicendo che proprio:“Aleppo è una delle zone dove il cessate-il-fuoco è più a rischio”. Detto fatto, si è scatenato l’inferno. Resta pero la scioccante constatazione di quanto poco importi all’Europa dell’accoglienza a tutti i costi, delle sorti della città siriana, e non si può non inserire come elemento d’analisi di una tale “distrazione” il fatto che Aleppo è una città che ha da subito espresso la sua vicinanza alle legittime istituzioni siriane ed al presidente Assad, un città dove, dati alla mano, si è sempre votato con favore per i partiti governativi e dove i cittadini liberati dalle forze armate della Repubblica araba di Siria, corrono ad abbracciare i volontari siriani ringraziandoli per averli salvati dai terroristi. Una città da black list, che sta comunque per essere liberata da Assad e dalla coalizione antiterrorismo di Russia, Iran e Siria come fatto a Palmira. Che in Siria si stiano combattendo due guerre differenti? Che ci sia stato uno scollamento tra le priorità occidentali e quelle reali dettate dalla minaccia terroristica e dal suo contrasto? Più che certo, c’è a chi serve una Siria devastata, fabbrica di disperati da trasformare in rifugiati “migranti”, che fanno fare soldi e propaganda al trasversale partito dell’accoglienza e c’è chi ha individuato nella lotta al terrorismo e alle potenze che lo supportano la priorità principale.

Alberto Palladino

 

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