Roma, 4 gen – Non sono passate nemmeno 24 ore dalla dichiarazione di impegno congiunta dei cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (Stati Uniti, Cina, Russia, Gran Bretagna e Francia) per “prevenire una guerra nucleare” e “frenare la corsa agli armamenti”, che già qualcuno comincia a fare l’opposto di quanto promesso. Il direttore generale del dipartimento per il controllo delle armi del Ministero degli Esteri cinese, Fu Cong, ha infatti annunciato che “la Cina continuerà a modernizzare il proprio arsenale nucleare per questioni di affidabilità e sicurezza”.

Arsenale nucleare, la Cina corre e chiede agli altri di fermarsi

Fu Cong ha chiesto invece un passo indietro a Stati Uniti e Russia che “ancora possiedono il 90% delle testate nucleari sulla Terra. Devono ridurre il loro arsenale nucleare in modo irreversibile e legalmente vincolante”. Secondo l’esponente del governo di Pechino “la Cina ha sempre affermato la dottrina del ‘mai colpire per primi’ e manteniamo la nostra capacità nucleare al livello minimo per assicurare la nostra sicurezza nazionale”.

Queste dichiarazioni in realtà non stupiscono nessuno e già ieri, anticipando le dichiarazioni cinesi, avevamo spiegato come qualsiasi accordo globale per la riduzione degli armamenti è destinata a rimanere lettera morta in un periodo storico così denso di tensioni geopolitiche e con in corso una lotta a 360° tra Stati Uniti e Cina per guadagnare la leadership mondiale.

La questione dei missili ipersonici

Mentre nelle dichiarazioni ufficiali si parla ipocritamente di “creare un ambiente di sicurezza più favorevole al progresso nel disarmo”, in realtà Usa, Cina e Russia sono all’avanguardia nello sviluppo dei missili ipersonici, la più potente arma di distruzione di massa nell’epoca moderna. Altrettanto facilmente smentibile l’affermazione secondo la quale “le nostre armi nucleari non sono mirate l’una contro l’altra”, considerati gli sforzi degli Stati Uniti nell’ultimo decennio per spingere la Nato sempre più verso Est, allo scopo di garantirsi la possibilità di piazzare le proprie armi il più vicino possibile a Mosca.

Lorenzo Berti

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