Washington, 13 set – Tulsi Gabbard, candidata Democratica alle primarie per le presidenziali USA 2020, è intervenuta in forte polemica contro i big di Internet e la loro possibilità di incidere sulle libertà politiche e di influenzare i processi democratici, compresa l’elezione del presidente americano.

Tulsi Gabbard, veterana della guerra in Iraq, Maggiore dell’esercito degli Stati Uniti e primo deputato americano di religione Hindu, conosciuta anche per le sue coraggiose posizioni contro l’intervento americano in Siria che l’hanno portata ad incontrare nel 2016 lo stesso leader siriano Assad, appena dopo il dibattito televisivo tra i candidati democratici alle presidenziali, quindi nel massimo picco di popolarità e interesse dal pubblico ha visto il suo account pubblicitario Google sospeso senza motivazioni senza la possibilità di postare più messaggi sponsorizzati, influenzando così anche la sua campagna elettorale.


“Le persone – ha spiegato Gabbard – sostanzialmente non vedevano gli annunci che volevamo che vedessero. E poi, trascorso il periodo di picco, il nostro account è stato magicamente ripristinato. Non abbiamo ancora ottenuto alcun tipo di motivazione, né un tentativo di fornire una spiegazione soddisfacente per questo. Il che indica la necessità di un cambiamento. Abbiamo denunciato la piattaforma non solo per quello che è successo lì, ma per il tipo di potere che Google ha come questo gigantesco monopolio tecnologico di interferire nel nostro dibattito pubblico e in che modo possono influenzare le nostre elezioni.

Dobbiamo essere in grado di proteggere i diritti e le libertà del popolo americano e ci troviamo di fronte a un monopolio tecnologico così grande con il potere di fornire un’indebita influenza, attraverso i loro algoritmi, oltre a reprimere la libertà di parola delle persone.

Se questo può essere fatto a me che sono un membro del Congresso in corsa per il più alto ufficio nel paese, può essere fatto a chiunque corra per qualsiasi ufficio in questo paese e può essere fatto a qualsiasi persona in questa Nazione”.

Un intervento in evidente analogia con quanto dichiarato in Italia da Simone Di Stefano dopo il blocco delle pagine e dei profili legati a CasaPound Italia, e che continua a tenere accesi i riflettori su un tema che sta diventando centralissimo, la possibilità dei big della Rete, da Google, a Facebook, alla stessa PayPal. di poter decidere senza alcun controllo degli Stati chi ha o no diritto di tribuna e di parola. Sostenere che l’influenza di chi detiene – in termini di platea raggiunta – l’80% dell’informazione digitale – sia un fatto che possa ancora essere considerato privato, è qualcosa che può essere affermato solo se non si ha l’esatta contezza delle dimensioni e della portata della questione, o se si è in evidente malafede.

Cristiano Coccanari

 

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