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Roma, 2 lug – Le vite dei neri contano? Sì, ma solo di quelli «bravi», cioè di quelli che concordano con l’agenda dei progressisti bianchi. Al contrario, gli «Zio Tom», i «neg*i da cortile» – e più genericamente tutti coloro che pur avendo la pelle scura osano contraddire il pensiero unico e mettere in discussione la demenza politicamente corretta – non godono di alcuna protezione e vengono attaccati violentemente se osano dissentire dai diktat del Black lives matter. Ne sa qualcosa l’attivista conservatrice afroamericana Candace Owens, messa sulla graticola per aver dichiarato l’ovvio, cioè che George Floyd è sì una vittima della brutalità poliziesca – brutalità che va condannata a prescindere dal colore della pelle – ma era e rimane un criminale e non se ne deve fare un martire. Ne sa qualcosa Toni Iwobi, senatore della Lega di origini africane bersaglio preferito dei convinti antirazzisti che lo riempiono di epiteti molto poco lusinghieri, nel silenzio di tomba della sinistra italiana.

Ne sa qualcosa anche il protagonista di questo video girato negli Stati Uniti e ricondiviso su Twitter da Francesca Totolo, che mostra un afroamericano aggredito da un bianco antirazzista per aver tolto un fila di manifesti e cartelloni Black lives matter da una recinzione del proprio quartiere. Non tutti i neri americani sono a favore dell’agenda politica divisiva e distruttiva del Blm e il signore in questione ne è la testimonianza. Apriti cielo: un ragazzotto bianco gli si avventa contro e inizia ad aggredirlo verbalmente, gli strappa gli occhiali di dosso, si esibisce in ridicole mosse di pseudo arti marziali (ma non è appropriazione culturale asiatica quella?) e lo segue fino alla macchina minacciandolo di picchiarlo «davanti ai bambini» che nel frattempo attendevano nell’abitacolo. Il «suprematismo bianco degli antirazzisti», come l’ha definito Francesca Totolo nel suo tweet, non è interessato all’opinione della minoranze, ma solo al fatto che queste seguano i loro diktat.

Cristina Gauri