arabia saudita esecuzioneRiyad, 2 gen – L’Arabia Saudita ha messo a morte 47 persone, tutte accusate di terrorismo. Lo riferisce l’emittente Al Arabiya, citando fonti del ministero degli Interni del regno dei Saud. I fatti risalgono, per la maggior parte dei giustiziati, al periodo 2003-2006, quando Al Qaeda (che proprio dall’Arabia Saudita ha avuto origine) attaccò il paese in una serie di attentati, costati la vita a decine di persone fra estremisti islamici, agenti di polizia e civili. E sempre Al Qaeda ha minacciato ritorsioni alla vigilia dell’esecuzione della pena capitale.

I condannati messi a morte sono, ad eccezione di un egiziano e un ciadiano, tutti cittadini sauditi. Fra di essi anche Nimr al-Nimr, religioso sciita che nel 2011 – all’epoca delle primavere arabe – fu protagonista e leader delle proteste contro il governo. Miccia dei sommovimenti di piazza fu la discriminazione che la maggioranza sunnita rivolge nei confronti dei seguaci di Ali, ramo minoritario dell’Islam. Una discriminazione che, recentemente, è stata acuita dalle frizioni con l’Iran rinnovato protagonista nella regione, sfociando in numerosi attentati nei confronti di moschee sciite, tutte situazione nella zona orientale dell’Arabia Saudita dove la presenza della minoranza è radicata da tempo.

Roberto Derta

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