Il Primato Nazionale mensile in edicola

Young_Ned_SpankingRoma, 24 mag – La Commissione per l’infanzia del Regno Unito, nel corso della 72ᵅ sessione dei lavori per l’attuazione della Convenzione per i diritti del fanciullo delle Nazioni Unite, a Ginevra (Svizzera), ha lamentato la mancata volontà del governo britannico di proporre una legge per incriminare chi schiaffeggia i propri figli. Secondo i quattro commissari, infatti, “la Gran Bretagna dovrebbe introdurre una legislazione che assicuri ai bambini sotto i 18 anni la stessa protezione dalle punizioni fisiche rispetto agli adulti e che protegga pienamente i bambini dalla violenza e spinga le famiglie a crescere i propri figli in un ambiente che li renda capaci di esprimere il loro potenziale”.

“Si tratta di una questione fondamentale di uguaglianza e diritti umani e la attuale difesa della ‘punizione ragionevole’ è incoerente con il proposito che ogni bambino possa godere dei diritti presenti nella Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti del bambino”, spiegano i cosiddetti esperti. Una presa di posizione che giunge a seguito delle indicazioni giunte già nel giugno scorso da un rapporto dell’organizzazione internazionale, in merito alla quale il governo inglese si era già espresso negativamente, ritenendo più che sufficiente la legge attuale, che considera appunto “ragionevole” un castigo inflitto al minore qualora non comporti contusioni, tagli o graffi. Ma non è solo il governo britannico a dubitare dell’opportunità di criminalizzare un genitore che, nell’educazione dei propri figli, utilizza occasionalmente il metodo classico del ceffone.

Non tutti gli esperti, infatti, sono concordi ed è, ad esempio Amanda Gummer ad esprimere tra i primi il proprio disappunto, sottolineando la profonda differenza tra i maltrattamenti che conducono ad una situazione di timore costante danneggiando la crescita psicologica del bambino ed il ceffone occasionale che segue a “ripetuti comportamenti pericolosi” nel contesto di un ambiente familiare sereno. Una questione che potrebbe sembrare di scarso rilievo, se non si comprendesse l’importanza dell’educazione genitoriale nello sviluppo della persona, ma anche e forse soprattutto del modello educativo preso ad esempio da una società. Il tentativo di trasformare in un reato ciò che da sempre costituisce un metodo di educazione ritenuto unanimemente accettabile, non soltanto è grave per i suoi risvolti liberticidi, ma anche per l’impostazione concettuale dal quale deriva: dall’autorità pressoché assoluta del pater familias romano che presuppone una sovranità ‘condivisa’ ma su base gerarchica alla ‘sovranità diffusa’ e quindi inconsistente (in realtà centralizzata ed inefficiente), con la figura genitoriale ridotta a zero, in maniera del tutto coerente rispetto alle lotte sessantottine per minare la gerarchia stessa in quanto valore.

Una deriva nichilista di matrice anarco-marxista che va ben al di là della questione del ceffone, poiché sottintende un modello educativo che mira ad annullare le differenze, negando peraltro la realtà, comportando più danni alla salute psicologica del bambino di un semplice ceffone. Da sempre, del resto, il diritto di famiglia è utilizzato per provocare mutamenti sociali ed è quello che maggiormente suscita reazioni, non a caso l’approccio occidentale nel corso della colonizzazione dei paesi islamici ha inizialmente tentato di tenere da parte ogni intervento legislativo in questo ambito e sono proprio questi, infatti, i temi principali e gli argomenti maggiormente divisivi nel dibattito attuale sull’Islam. La famiglia, in quanto primo nucleo sociale nel quale si integra il bambino, è una sorta di preparazione al mondo esterno, un indirizzo fondamentale. E questi esperti non vogliono far altro che annullarne il valore in nome di un vuoto concetto di ‘uguaglianza’ e con la leva abusata dei ‘diritti umani’, insegnando ai bambini la deresponsabilizzazione e la finzione di un mondo perfetto, dove non si fa la guerra, gli immigrati vanno accolti altrimenti non siamo buoni, le frontiere non esistono perché siamo tutti fratelli e il libero mercato ci rende tutti più felici. Salvo poi essere impreparati ad affrontare la realtà per quella che è in tutta la sua durezza, generando generazioni deboli vinte dall’ansia e dalla depressione, sintomi di un impoverimento spirituale crescente che ‘esperti ideologizzati’ ignorano.

Emmanuel Raffaele

 

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta