Roma, 24 gen – Il 19 gennaio 2022, il presidente russo Vladimir Putin ha accolto a Mosca il suo omologo iraniano Ebrahim Raisi. Due giorni dopo, le Marine militari di Cina, Iran e Russia hanno avviato la loro seconda esercitazione militare congiunta chiamata “Cintura di sicurezza marittima 2022”, nelle acque del Golfo dell’Oman, con lo scopo principale di rafforzare la “sicurezza comune”.

L’incontro a Mosca tra Putin e Raisi

Durante i colloqui a Mosca, Raisi ha fornito bozze di documenti di cooperazione strategica che consoliderebbero le relazioni tra i due Paesi per il prossimo ventennio, avendo già dichiarato prima del viaggio che l’Iran non poneva limiti all’espansione dei legami con la Russia, auspicando relazioni che siano durature e strategiche. Entrambi i leader hanno sottolineato la necessità di eludere le sanzioni economiche che gli Stati Uniti e l’Ue hanno imposto ai loro Paesi. Nel loro incontro sia Putin che Raisi hanno in particolare ricordato uno degli aspetti della cooperazione tra Iran e Russia: ossia la lotta all’Isis e ai gruppi terroristici in Siria, sottolineando che questa interazione è un modello di cooperazione di successo per garantire la stabilità regionale.

Nel suo discorso presso la Duma di Stato russa, Raisi ha affermato che gli Stati Uniti si trovano nella posizione più debole in cui si siano mai trovati e ha evidenziato che la loro strategia di dominio è nel caos grazie alla resistenza di nazioni indipendenti come l’Iran e la Russia. Tuttavia ha avvertito riguardo alle nuove forme di dominio che hanno lo scopo di indebolire i Paesi indipendenti, attraverso sanzioni economiche, promuovendo l’instabilità e l’insicurezza. Nonché cercando di invertire il posto dell’oppressore e dell’oppresso nell’opinione pubblica. Raisi ha aggiunto che un sistema internazionale basato sul dominio non ha prodotto altro che guerra, violenza, insicurezza e divisione tra le nazioni.

Il presidente iraniano ha ricordato il sostegno degli Stati Uniti ai terroristi – ben evidente in particolare alle nazioni dell’Asia occidentale, dalla Siria all’Afghanistan – e ha messo in guardia da complotti intricati volti a inviare terroristi takfiri in nuove missioni dal Caucaso all’Asia centrale, sottolineando come il pensiero islamico non alterato e mistificato possa prevenire la formazione dell’estremismo e del terrorismo takfiri. Ha inoltre aggiunto che la resistenza delle nazioni nei confronti dell’imperialismo Usa è la principale causa del fallimento della politica di occupazione militare, nonché della fuga degli Stati Uniti dall’Iraq e dall’Afghanistan.

Raisi ha inoltre affermato che l’Iran è determinato a promuovere la massima interazione con tutti i Paesi del mondo, in particolare i suoi vicini e i suoi alleati, favorendo gli interessi reciproci delle nazioni e la crescente formazione di una comunità globale evoluta. Tale obiettivo può essere raggiunto attraverso la cooperazione tra “Paesi indipendenti con culture elevate e attenzione ai principi di giustizia, moralità e spiritualità”. È chiaro quindi che il viaggio di Raisi in Russia e il fatto che sia lui che Putin siano d’accordo sulla necessità di rafforzare la collaborazione tra i due Paesi, e di qualsiasi altro Stato che voglia interagire per favorire la stabilità e la sicurezza, dimostrano che il multipolarismo pian piano sta prendendo il posto dell’unilateralismo.

Perché il multilateralismo spaventa gli Usa, ma è necessario

Purtroppo la propaganda anti-russa e anti-iraniana domina i media occidentali, ragion per cui alcuni di essi hanno presentato questi colloqui come una minaccia per l’Occidente, arrivando addirittura a definire le recenti esercitazioni navali di Russia, Cina e Iran “esercitazioni del blocco anti-occidentale”. Infatti molti media occidentali sono ancora eterodiretti verso un tipo di propaganda che vuole suggerire una dicotomia tra un Occidente, a guida statunitense – secondo loro libero e democratico – e dall’altra parte tutte quelle nazioni che, non volendo piegarsi all’unilateralismo e all’egemonia di alcuni Paesi – primo fra tutti gli Stati Uniti – cercano invece di favorire il multipolarismo.

La verità è che il rafforzamento della collaborazione tra Russia e Iran è un importante elemento per incoraggiare le nazioni della regione a mantenere la propria indipendenza, per seguire lo stesso modello di collaborazione e interazione al fine di garantire il benessere, la stabilità e la sicurezza della propria regione, e in questo modo a livello globale favorire il multipolarismo. Ciò non riguarda solo i Paesi del Medioriente, vale anche per i Paesi europei, che purtroppo si fanno trainare dagli Stati Uniti e dalla Nato in avventurismi, anche a livello militare, che non giovano a nessuno, se non a determinate élite mondialiste che vogliono imporre la propria egemonia e garantire i propri interessi su tutte le nazioni.

Il multipolarismo permette a tutte le nazioni di emergere, di rafforzare la propria condizione economica, di facilitare una equa e proficua interazione tra i Paesi, in tutti i campi, senza che ci siano padroni, come succede invece quando domina l’unilateralismo. Ciò ovviamente va anche a vantaggio della sicurezza e della stabilità sia delle nazioni che delle varie regioni, perché non vi è una forza desiderosa di dominare e imporsi su un’altra. Sappiamo bene infatti che una delle cause principali della destabilizzazione in una regione come quella mediorientale è che ci sono nazioni e gruppi che fanno gli interessi di potenze e forze straniere, in particolare degli Stati Uniti e dei suoi alleati. Gli stessi che attraverso rivoluzioni colorate, conflitti e la classica strategia del divide et impera, vogliono mantenere un perenne stato di caos nella regione. Questo permette loro di rubare le risorse dei popoli locali, lo vediamo in Siria e in Iraq, e impedisce alle nazioni di crescere e svilupparsi. Quindi, al contrario di quello che vogliono far credere alcuni canali mediatici, non è che si voglia sostituire all’egemonia americana e mondialista quella russa o cinese o altro, ma sostituendo il multipolarismo all’unilateralismo si vuole dare voce a tutti i popoli.

Hanieh Tarkian

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