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Le_Pen_gayParigi, 19 dic – Stupore, tremori e stridor di denti nel Front national, dopo l’annuncio, da parte di Marine Le Pen, dell’adesione di Sébastien Chenu, ex segretario nazionale dell’Ump e fondatore di “Gay lib”, la struttura di attivismo lbgt in seno al partito di Nicolas Sarkozy. Presentato trionfalmente dalla leader del Fn com una notevole “preda di guerra”, il profilo del nuovo arrivato fa tuttavia cadere numerosi quadri e militanti del partito nazionalista nello stupore e nello scontento. Poiché Sébastien Chenu non è solamente un militante della causa omosessuale, è anche un convinto liberale e un antifascista dichiarato che, in seguito alla rissa mortale tra Esteban Morillo e Clément Méric, aveva pubblicato un comunicato nel quale parlava di “furia dell’orrore”, di “odio”, di “oscurantismo”, di “barbarie” e di “estremismo”, prima di concludere che “sfilare con i cartelli ‘l’omofobia uccide’ come faceva il giovane Clément prende oggi tutto il suo vero significato”.

Prova della “apertura del Rassemblement bleu Marine” per gli uni, come il mediatico e pro-sionista Gilbert Collard, “errore politico” per gli altri, come Samuel Martin, caporedattore del quotidiano nazional-cattolico Présent, il malessere suscitato dall’arrivo di Chenu è rinforzato dal fatto che costui sarà nominato immediatamente “delegato generale” e prenderà la testa di un “collettivo culturale” volto a definire la politica culturale del primo partito di Francia.

Oltre il costernante cliché che vuole solo gli omosessuali in grado di gestire le problematiche culturali, questa decisione va di traverso ai quadri ele-pen-chenu-m ai militanti storici del movimento lepenista che vegetano in posti subalterni mentre gli arrivi dell’ultim’ora, attirati dalla prospettiva di posti confortevoli e vittorie elettorali annunciate, si vedono conferire sempre più responsabilità ed esposizione mediatica.

Il numero due del Fn, Florian Philippot, può ben affermare che “il comunitarismo gay non ha posto nel Fn, che rifiuta ogni ‘ottica comunitarista’. Il Fn non è gay-friendly, né il contrario. È french-friendly”, in realtà si fa sempre più fatica a crederlo quando, al di là delle inclinazioni sessuali di ciascuno, sono dei veri e propri attivisti della causa “gay” che si vedono conferire ruoli di primo piano, soprattutto sulla questione fondamentale della cultura.

“A forza di regalare posti ai nemici dei nostri valori, il Front national di Marine Le Pen rischia di perdere la propria anima. La cultura gay è già abbastanza diffusa tanto che il responsabile culturale del Fn possa non esserlo. Il movimento ha veramente bisogno di un Jack Lang bis?”, si interroga Caroline Parmentier sulle colonne di Présent [Jack Lang è l’ex ministro socialista della Cultura e dell’educazione].

Secondo diversi sondaggi, l’arrivo al potere del Fn nel 2017 non è più un’utopia, ma cosa sarà divenuto a qui a quel momento? Saprà restare fermo sui suoi fondamentali o questi ultimi saranno trascinati dall’onda degli opportunisti e dei calcolatori che non cesserà di ingrossarsi fino alle elezioni presidenziali? Riuscirà a essere il partito del grande cambiamento di cui la Francia e l’Europa hanno tanto bisogno o, a forza di disinfettare e rendersi popolari, si prefigura un destino da Msi francese? È evidentemente troppo presto per rispondere a questi interrogativi, anche se “l’affaire Chenu” rappresenta innegabilmente un indicatore inquietante.

Xavier Eman

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