Roma, 1 set – Uno dei più grandi problemi della Nigeria è il suo dipendere dalle esportazioni di petrolio, esponendosi di conseguenza alle variazioni del prezzo dell’oro nero finendo così  a rischio recessione ogni volta che il prezzo della materia prima cala. Il governo nigeriano, consapevole di questa vulnerabilità, da anni parla di diversificare le esportazioni, anche se fino ad ora gli esiti sembrano essere stati scarsi.

Boom delle esportazioni

Adesso però qualcosa sembra muoversi e sembra che finalmente il piano di favorire le esportazioni non legate alla preziosa materia prima stia dando risultati. Di recente il governo ha infatti divulgato gli ultimi dati sulle esportazioni non petrolifere, da cui risulta una crescita da 1,17 miliardi di dollari nel 2016 a 3,16 miliardi di dollari nel 2018.


Tra le materie prime più esportate troviamo il cacao (79,4 milioni di dollari) e il sesamo che ha visto un’impennata a 153 milioni di dollari, un aumento pari al 100%.

Nigeria: obiettivo diversificare

Questi risultati sono stati possibili grazie agli incentivi offerti dal governo nigeriano e le potenzialità sono enormi visto che il settore non petrolifero può creare 500mila posti di lavoro all’anno e tirare fuori dalla povertà 20 milioni di persone.

A tale proposito il governo nigeriano ha creato un fondo per lo sviluppo delle esportazioni avente come scopo l’erogazione di prestiti a lungo termine a tassi di interesse bassi per finanziare progetti destinati ai mercati esteri.

Certo rimane ancora moltissimo da fare e la strada è lunga, ma almeno l’esecutivo del ricco (sulla carta) Paese africano ha iniziato a intraprendere la giusta strada per lo sviluppo. Una circostanza che interessa anche l’occidente, visto che la crescita economica è l’unico modo per creare ricchezza occupazione, risolvendo alla radice il problema degli emigranti.

Giuseppe De Santis

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