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Il presidente della Fpö Heinz-Christian Strache (sinistra) e il candidato presidente della repubblica Norbert Hofer (destra)

Vienna, 8 giu – Alla fine la Fpö, il partito sovranista austriaco, si è deciso per presentare ricorso contro le presunte irregolarità delle contestate elezioni presidenziali del 22 maggio scorso. Allora Norbert Hofer, candidato della Fpö, in leggero vantaggio dopo il primo spoglio, fu scavalcato dal suo rivale, l’ex presidente dei Verdi Alexander van der Bellen, solo con il conteggio dei famigerati voti per corrispondenza, risultati decisivi. La vittoria di van der Bellen è stata comunque risicatissima: solo 30.863 voti di distacco da Hofer, valevoli per il 50,35% finale. Un niente, che però è bastato alla stampa internazionale per gioire in maniera scomposta e proclamare una grottesca “vittoria sul fascismo”.



Eppure su questa “vittoria” già incombevano, a spoglio terminato, diverse ombre: cifre surreali di affluenza e votanti in alcuni distretti elettorali dove van der Bellen era risultato il più votato, insieme a forti sospetti di irregolarità riguardo i voti postali. Insomma, che “l’Europa sia stata salvata per posta”, come hanno scritto alcuni infatuati commentatori, è tutto da vedere. Anche perché i voti per corrispondenza sono, com’è noto, i più facili da falsificare. Disabili e anziani raggirati da parenti spregiudicati o voti dall’estero manipolati da funzionari prezzolati, infatti, sono tutt’altro che remote ipotesi.

Per questo motivo il presidente della Fpö Heinz-Christian Strache, dopo una fase iniziale di attendismo per meglio rendersi conto della situazione, si è infine deciso per la presentazione del ricorso in base al riscontro di una “infinità di irregolarità ed errori tecnici”. Così ha dichiarato Strache: “Qui non si tratta di non saper perdere, ma dei fondamenti della democrazia che devono essere garantiti. Senza questi errori tecnici e irregolarità Hofer sarebbe potuto diventare presidente”. Lo stesso Hofer non si mostra entusiasta, ma tuttavia deciso ad andare fino in fondo alla questione: “Non sono affatto felice per questa situazione, ma ci sono pervenute talmente tante segnalazioni che per noi è diventato inevitabile approfondire la faccenda”, ha dichiarato il candidato presidente della Fpö alla Kleine Zeitung. Hofer, quindi, non esclude affatto un capovolgimento dei risultati.

Il pomo della discordia riguarda soprattutto i voti per corrispondenza, decisivi per il sorpasso di van der Bellen. Pare infatti che numerose buste contenenti i voti postali (circa 570 mila, cioè in 94 dei 117 distretti elettorali totali) siano state irregolarmente aperte da alcuni funzionari prima dell’arrivo della commissione elettorale (ossia un organo di vigilanza) deputata allo spoglio. In questo caso, quindi, si sarebbero dovuti annullare i voti, poiché il sospetto di manipolazione e di “biscotto elettorale” sarebbe diventato più che legittimo. Per questo motivo, in base all’esposto dettagliato in 150 pagine della Fpö, il Ministero dell’interno austriaco ha fatto avviare le indagini per capire se veramente sono state commesse queste irregolarità da parte di alcuni funzionari elettorali. Solo qualora la procura di Stato confermasse i brogli, e soprattutto si profilasse una vittoria di Hofer, la corte costituzionale austriaca avrebbe il mandato di ordinare un nuovo conteggio oppure l’annullamento dei voti falsati. In questo caso si aprirebbe una rosa di numerose opzioni, tra cui la ripetizione del voto postale nei soli distretti dove saranno riscontrate irregolarità. Insomma, l’iter si annuncia lungo e travagliato, ma potrebbe effettivamente portare a un “ribaltone”. E l’Europa radical chic dovrà nuovamente sudare freddo.

Valerio Benedetti

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