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Roma, 25 feb – Uno dei paradossi dell’Africa risiede nel fatto che molte nazioni, pur essendo grandi produttori di petrolio, spendono una fortuna per importare carburanti. Questo danneggia parecchio le loro economie, visto che sprecano valuta pregiata che potrebbe essere usata in modo più produttivo.

Negli ultimi anni sono in molti ad aver capito che la situazione è insostenibile e si sta cercando di correre ai ripari costruendo raffinerie che possano produrre in loco i carburanti di cui questi Paesi hanno bisogno.

Uno dei primi a tentare di risolvere questo problema è la Nigeria, dove il magnate Aliko Dangote sta costruendo vicino Lagos una raffineria del valore di 12 miliardi di dollari in grado di lavorare ogni giorno 600mila barili di petrolio e permettere al Paese non solo di essere autosufficiente ma anche di esportare carburanti in altri paesi. La Nigeria non è la sola ad aver cercato soluzioni all’annosa questione: anche Algeria e Angola hanno deciso di agire in tal senso.

Le raffinerie di Algeria e Angola

Il costo delle importazioni di carburanti in Algeria è cosi alto che le sue riserve di valuta estera sono passate da 180 miliardi di dollari del 2014 a 30 milioni di dollari nel 2020. Questo sta causando alla nazione nordafricana grossi problemi: per tale motivo pochi settimane fa la società petrolifera Sonatrach ha siglato un accordo con un consorzio composto dalla spagnola Tecnicas Reunidas e dalla coreana Samsung Engineering per costruire una raffineria a Hassi Messaoud, nel deserto del Sahara.

Una volta a regime la raffineria sarà in grado di processare 100mila barili di petrolio al giorno, producendo di cui 40.200 litri di benzina e 54.600 di gasolio. L’impianto si prevede sarà operativa nei prossimi quattro anni.

In teoria l’Algeria possiede già raffinerie capaci di raffinare 500mila barili di petrolio al giorno, ma queste non sono in grado di produrre benzina o carburante per aeroplani, la cui domanda è in costante crescita, perciò sempre Sonatrach ha deciso di costruirne una più moderna.

Anche l’Angola spende buona parte della sua valuta pregiata per importare carburanti e anche in questo caso il governo angolano ha avviato la costruzione di nuove raffinerie nel nord e nel sud del paese, così da poter produrre localmente tutto il carburante di cui necessita, senza doverlo importare e garantendosi così l’autosufficienza.

Giuseppe De Santis

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