Washington, 17 mag — Nera, immigrata e ovviamente lesbica, non poteva essere altrimenti: parliamo Karine Jean-Pierre, 47 anni, neonominata portavoce della Casa Bianca nel solco della ormai consolidata «rivoluzione arcobaleno» tanto voluta dall’amministrazione Biden. Amministrazione che, come da prassi liberal saldamente consolidata, è morbosamente interessata alla provenienza e ai gusti in camera da letto dei propri dipendenti più di quanto non farebbe il «razzista» e «omofobo» medio.

Tutti gli Lgbt del presidente

Largo quindi all’ennesimo elemento Lgbt nell’entourage governativo Biden. In principio fu  Shawn Kelly, ex uomo e veterano di guerra alla guida della «squadra di transizione presidenziale» (nomen omen), poi venne il pediatra trans Rachel Levine nominato assistente segretario alla Salute e «donna del’anno» per la rivista People. Seguì l’arrivo di Sam Brinton: gay genderfluid, si fa chiamare con i pronomi neutri they-them e gira in tacchi a spillo e vistosi abiti feminili facendosi immortalare seminudo mentre porta alcuni «schiavi» guinzaglio. E’ stato assunto tra i capi del dipartimento dell’Energia nucleare.

La lunga carriera della nuova portavoce di Biden

Di tutto questo circo Togni con stellette Lgbt da esibire appuntate sul petto, la Jean-Pierre pare almeno quella più sobria. Nata in Martinica, cresciuta nel sobborgo multietnico del Queens, è la prima portavoce effettiva gay e di colore. Prima consigliere per il presidente Barack Obama, poi per Kamala Harris e infine per Biden. C’era già stata un’afroamericana alla Casa Bianca, Judy Smith, nel 1991, con George H. W. Bush, ma si era trattato di un incarico temporaneo.

Il discorso

Nel suo discorso di esordio la nuova portavoce ha chiesto ai giornalisti di «ricordare le vite perse e quelle cambiate per sempre a Buffalo», dove un giovane suprematista bianco ha ucciso dieci afroamericani, e ferito altre tre persone. «Io sono una donna nera, gay e immigrata — ha spiegato a chi ancora non se ne fosse accorto — la prima con queste caratteristiche a occupare questo ruolo. Io non sarei qui oggi se non fosse stata per generazioni di persone che hanno infranto le barriere prima di me. Io poggio sulle loro spalle».

In mezzo a tanta retorica politicamente corretta c’è stato spazio anche per una — doverosa, ne conveniamo — bacchettata a Jeff Bezos, che ha accusato Biden di «voler risolvere tutto troppo facilmente» tassando tutti i miluardari del Paese. «Non è un mistero — ha attaccato la portavoce — del perché uno degli individui più ricchi al mondo si opponga a un’agenda economica pensata per la classe media, che taglia alcuni dei maggiori costi per una famiglia, combatta l’inflazione per le persone comuni».

Cristina Gauri

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