DSC02177Kaw Thoo Lei, 14 ott – Nel lembo di terra che separa la Birmania dalla Thailandia il popolo Karen lotta da più di 60 anni per la propria terra e per la sua identità contro il regime birmano. Ad un mese dalle elezioni politiche, il 15 ottobre è una data cruciale per le sorti delle minoranze etniche in Birmania e in particolare proprio per il popolo Karen, domani molto probabilmente ci sarà la firma del “cessate il fuoco”. Le trattative con il regime birmano per arrivare a questo accordo sono iniziate nel 2012 e la leadership del Karen National Union insieme ad altri gruppi etnici avevano firmato un accordo preliminare. Le promesse fatte dal regime birmano in questi ultimi tre anni non sono state mantenute, infatti sono proseguite le violenze e gli attacchi nei territori Karen. Abbiamo attraversato il confine thailandese-birmano entrando nel cuore della giungla per intervistare il generale Nerdah Mya del Karen National Defence Organization che si oppone alla firma del “cessate il fuoco”.

12168616_10206979494478302_1644809801_oQuali sono le condizioni nell’eventualità di una firma per il cessate il fuoco?

“Al momento non ci sono delle vere e proprie condizioni politiche ma solo interessi economici per sfruttare le risorse naturali dei nostri territori. Non ci può essere una pace se non è basata sull’uguaglianza e la giustizia, bisogna includere tutte le minoranze etniche per arrivare ad un vero e proprio cessate il fuoco. Nel 2012 era stato firmato un accordo preliminare e il governo birmano aveva già annunciato che la pace era stata raggiunta in Birmania. Questo non è vero. Noi abbiamo posto delle condizioni dalle quali non si può prescindere, la principale è il ritiro delle truppe birmane dai nostri territori.”

12168982_10206979489598180_867938566_oQuali sono i veri obiettivi che il governo birmano vuole raggiungere una volta firmato il cessate il fuoco?

“Il governo birmano ha già stretto accordi con diverse multinazionali che sono pronte ad entrare nel nostro territorio per sfruttare le nostre risorse naturali una volta firmato il cessate il fuoco. Non vogliamo che gli interessi economici di pochi danneggino il nostro popolo. La comunità internazionale non può restare a guardare in silenzio ciò che accade in Birmania.”

Qual’è la vostra posizione in vista dell’accordo?

 “La maggioranza del popolo Karen è contraria alla firma dell’accordo, anche se alcuni sono già da tempo orientati ad accettarlo. Le nostre condizioni non sono state prese in considerazione e ci rifiutiamo di firmare il cessate il fuoco. In ogni caso siamo pronti, costi quel che costi, a difendere il nostro popolo e la nostra terra”.

Dal nostro inviato in Birmania Guido Bruno

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Guido Bruno
Nato a Lecce, classe 1988. Laurea magistrale in Scienze della Politica. Ha vissuto a lungo in Portogallo prima in veste di studente presso l’Universidade Lusiada de Lisboa e poi come collaboratore del giornale portoghese “O Diabo”. Volontario della onlus Solidarité – Identités. Ha realizzato reportage da Kosovo, Sudafrica, Siria e Birmania, approfondendo dinamiche ed evoluzioni che spesso sfuggono ai libri di geopolitica e al giornalismo mainstream. Per Il Primato Nazionale collabora con la redazione esteri e segue la stagione motociclista del pilota imolese Andrea Poggi.

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