Dublino, 14 mar – Ci sono voluti 47 anni. Tanti, anzi, decisamente troppi, per arrivare all’incriminazione di un ex militare inglese che adesso verrà processato per la morte di due manifestanti in Irlanda del Nord e il tentato omicidio di altri quattro. I fatti di Derry, noti come Bloody Sunday (Domenica di sangue), videro il 1º Battaglione del Reggimento Paracadutisti dell’esercito britannico aprire il fuoco il 30 gennaio del 1972 contro una folla di civili, colpendone 26. Tredici persone rimasero uccise, di queste 6 erano minorenni. Una quattordicesima morì quattro mesi più tardi a causa delle gravi ferite riportate. I manifestanti erano tutti disarmati e cinque di loro furono colpiti alle spalle.

Adesso uno dei 17 membri del reggimento di paracadutisti coinvolto nella sanguinosa repressione delle proteste dei nazionalisti irlandesi, identificato come soldato ‘F.’, finalmente verrà processato. Un’inchiesta durata purtroppo decenni, ha stabilito quello che di fatto era noto a tutti: ovvero che i soldati britannici aprirono il fuoco contro dimostranti disarmati. Il cosiddetto “soldier F”, è ora incriminato per gli omicidi di James Wray e William McKinney e il tentato omicidio di  Joseph Friel, Michael Quinn, Joe Mahon e Patrick O’Donnell.

Per quanto riguarda gli altri 16 soldati britannici verosimilmente autori della carneficina, le prove sono state considerate “insufficienti” per incriminarli. Ieri le famiglie delle vittime della strage del Bloody Sunday hanno marciato a Derry per chiedere giustizia per le 14 vittime irlandesi. Una giustizia che in certi casi, nonostante la notizia di oggi, non sembra proprio di casa nei tribunali di Sua Maestà.

Eugenio Palazzini

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