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brexit boris johnsonLondra, 14 mag – L’Unione Europea minaccia la Gran Bretagna di costringerla a pagare decine di miliardi al bilancio comunitario per chiudere in fretta la trattativa sulla Brexit? Da oltremanica la risposta arriva chiara e immediata: non pagheremo nulla, semmai è l’Ue a doverci dare indietro molto.



Non usa mezzi termini Boris Johnson, vulcanico ex sindaco della capitale britannica ed attuale ministro degli Esteri, che in un’intervista al Daily Mail fissa alcuni precisi paletti sul prosieguo dei colloqui che dovranno sancire l’uscita di Londra dal consesso comunitario. “Stanno cercando di dissanguare il Paese con il loro conto“, spiega  Johnson, secondo cui “la logica dietro tutto questa è assolutamente pretestuosa” e a tratti surreale: “l’idea – aggiunge con un pizzico di sarcasmo – che dovremmo essere presi all’amo per ogni dichiarazione stampa diffusa dalla Commissione per annunciare finanziamenti miliardari per la pesca di gamberetti nello Yucatan o qualsiasi altra cosa non è ragionevole”.

Le somme calcolate dall’Ue come quota-parte del bilancio di Bruxelles – tra fondi europei e altro – sono “assurde” secondo il titolare del dicastero, tanto più che “noi co-deteniamo alcuni beni per i quali abbiamo pagato per anni il cui valore bisognerà valutare accuratamente”. Dare e avere: se la linea che l’Unione seguirà per definire i dettagli Brexit sarà quella ragionieristica, allora ha ragione Johnson. Che manda un avvertimento: “Potremmo andarcene via definitivamente senza pagare“. Possibile? Certo che sì: i negoziati che avranno luogo in questi mesi sono la strada scelta per una soluzione amichevole, nulla però vieta che l’esecutivo di sua maestà possa, in caso di stallo, agire unilateralmente. Strada impervia, ma non impraticabile. E che metterebbe in seria difficoltà un’Ue abituata più a dare ordini che a riceverne.

Nicola Mattei

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