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Londra, 11 ago – In barba ai teorici anti-Brexit, secondo i quali l’apocalisse economica avrebbe dovuto investire la Gran Bretagna dopo il referendum sull’uscita dall’Unione Europea, nell’anno successivo alla “scellerata scelta” le esportazioni commerciali del Regno Unito sono aumentate fino a raggiungere la cifra record di 616 miliardi di sterline.
Il loro valore complessivo è cresciuto del 13% per ciò che riguarda i beni, e del 7% nell’ambito dei servizi. Le cifre mostrano inoltre che il 55% di queste esportazioni riguarda Paesi esterni all’Ue. Al primo posto tra questi figurano gli Stati Uniti, con circa un quinto di tutti gli acquisti: oltre 112 miliardi di sterline e un +8% rispetto al corrispondente periodo del 2016. Ma il balzo percentuale più impressionante è quello della Cina, che nel giro di un anno ha incrementato del 29% le proprie importazioni targate Uk, portando gli introiti di questi commerci fino a 22 miliardi di sterline e divenendo così il sesto mercato di esportazione per il Regno Unito.
Negli ultimi anni, le esportazioni britanniche sono cresciute considerevolmente anche in India, dove l’aumento annuo è pari a un quinto del totale 2016 – da 5,7 a 6,7 miliardi di sterline in 12 mesi – e nell’Oman, divenuto in sei anni il mercato di esportazione in più rapida crescita per il Regno Unito: dal 2010 ha acquistato beni e servizi per un totale di 3 miliardi di sterline, con un aumento del 354%. Altri mercati principali comprendono Germania, Francia, Paesi Bassi e Irlanda, ma è evidente a tutti gli analisti e gli investitori che il grosso della domanda ormai è esterno al Vecchio Continente, e continuerà ad esserlo.
Da notare inoltre come il deficit commerciale totale – la differenza tra le esportazioni e le importazioni – si è ridotto in un anno di 5 miliardi di sterline, arrivando agli attuali 25,8 miliardi. Liam Fox, Segretario di Stato per il Commercio Internazionale, si è dichiarato molto soddisfatto della fiducia che gli investitori stranieri hanno riposto nel Paese, quasi a “premiare” la scelta della Brexit. La pensa così anche la deputata tory Anne Main: «Si tratta di notizie davvero incoraggianti e che sottolineano la fiducia che i mercati internazionali ripongono in noi, a dispetto del clima di terrore che si è tentato di inculcare nel Paese in seguito al risultato referendario».
Tutto questo succede proprio nel momento in cui i detrattori della Brexit e i centri di potere internazionali fanno campagna sulla paura dell’uscita dall’Ue attraverso l’uso sistematico di fake news, nel tentativo di seminare il panico e imporre un secondo referendum sulla Brexit. Primo tra tutti, senza sorpresa, è George Soros, che ancora una volta si palesa con un’iniziativa, dall’indicativo nome “Best for Britain” ( “Ciò che è meglio per la Gran Bretagna”), sulla quale vale la pena porsi qualche interrogativo. Questa iniziativa si propone senza mezzi termini l’obiettivo di un nuovo referendum sulla Brexit, nella speranza di capovolgere il primo risultato. Il filantropo di origine ungherese, bandito dall’Ungheria di Orban e accanito supporter del Partito Democratico degli Usa, è tra coloro che hanno scagliato le più dure accuse di ingerenza nei confronti della Russia dopo le elezioni americane del 2016. Ora, a tutti gli effetti, è proprio la sua organizzazione ad interferire con il voto espresso dai cittadini britannici.
Alice Battaglia

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5 Commenti

  1. In un panorama mediatico offuscato dalla fogna comunistoide tutto passa in secondo piano e tutto viene raccontato in modo parziale, spregevole e volutamente infingardo…….. ovviamente ci prendono per il culo e nel mentre le economie libere e sovrane volano noi ci occupiamo di luridume farlocco e ipocrita …….. migranti, troll vari e rigurgiti anti negroidi……. auguroni.

  2. Con tutto il ben di Dio che avremmo in Italia, spegnerci come stiamo facendo è davvero da ….idioti.

  3. Complimenti, le esportazioni sono aumentate,intanto gli stipendi reali sono diminuiti del 2% pur con tutta questa crescita,i prezzi aumentano più degli stipendi da 3 anni.
    La sterlina era 1,4 Euro ora è 1,1.
    La crescita economica è passata dal 3% a 1,5, sotto l’Italia.
    Questa è disinformazione pura.
    È come uno che gioisce perché riducebdo del 30% tutti i prezzi vende di più, ma la sua azienda guadagna di meno.
    Poi ancora con Soros, invece mi chiedo, chi vi paga per questa disinformazione, Putin, quanto vi paga?

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