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Londra, 29 mar. – Ci siamo, alle 13.30 (ora di Bruxelles, ma 12.30 londinesi) la Brexit sarà una realtà. La premier inglese Theresa May nella notte ha firmato la lettera per la notifica dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona, che stabilisce le procedure nel caso in cui uno stato membro voglia lasciare l’Unione Europea. Manca pochissimo, quindi prima che la lettera venga consegnata dall’ambasciatore del Regno Unito a Bruxelles al presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk. Quindi verrà ufficialmente avviato l’iter che porterà Londra fuori dall’Ue. La premier May, inoltre, vorrebbe anche uscire dal Mercato Unico, con la conseguenza di dover riscrivere ex novo i rapporti con l’Unione. Gli analisti prevedono che le trattative tra gli Stati saranno le più complicate mai viste. 



“È uno dei momenti più importanti nelle recente storia del Regno Unito”, ha commentato la May. Ma l’articolo 50 è solo il primo passo di una lunga serie prima di uscire definitivamente dall’Unione. Vediamo quindi quali sono le tappe che porteranno all’uscita di Londra dall’Europa. Tra un mese esatto, il 20 aprile, a Bruxelles si terrà un summit fra i 27 leader dei paesi che rimangono nella Ue. Obiettivo dell’incontro è quello di concordare le linee guida e il mandato di Michel Barnier, capo negoziatore dell’Ue per la Brexit. Nel frattempo, in questi 30 giorni, Tusk dovrà mandare ai 27 una bozza di linee guida entro 48 ore dalla notifica dell’articolo 50, sulla quale lavoreranno i rappresentanti dei vari stati con due riunioni in aprile a Bruxelles. Sarà Barnier a presentare, si pensa già il 2 maggio, le sue proposte su come strutturare il negoziato. E solo dopo che i 27 Paesi avranno firmato e sottoscritto potranno iniziare i negoziati veri e propri. Passerà poi un anno e mezzo, arrivando così a Ottobre 2018, prima di finalizzare il trattato del ritiro. In questo lasso di tempo ci saranno la ratifica del Parlamento Europeo e quella del Consiglio Europeo. Infine, il 20 marzo 2019, scaduti i due anni dall’attivazione dell’articolo 50, la Gran Bretagna lascerà l’Unione Europea. Salvo ripensamenti.

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Ancora pieno di incognite il futuro per i cittadini europei residenti stabilmente nel Regno Unito. In tutto sono circa 3,2 milioni, 196mila dei quali sono italiani. Non si sa cosa toccherà loro in tema di pensioni e sanità. Ma è ancora più incerto il futuro per quei 200mila europei che non risiedono stabilmente nel Regno ma che sono lì per cercare lavoro, o come dipendenti di aziende che hanno sede in altri Stati membri. Così come ci sono 27mila persone che quotidianamente attraversano la frontiera tra Irlanda e Irlanda del Nord. E proprio la questione nordirlandese è un tema spinoso alla luce della Brexit. La situazione di stallo in cui versano i partiti, con un’impennata dei nazionalisti cattolici dello Sinn Fein, potrebbe mettere in discussione gli Accordi del Venerdì Santo del 1998 e portare un riaccendersi del conflitto.

Un altro nodo scoperto è la Scozia. Il parlamento di Edimburgo, infatti, proprio ieri ha votato la richiesta per indire un secondo referendum per l’indipendenza da Londra. Un’autonomia che la Scozia rincorre da 300 anni. Ai sensi del patto che regola i rapporti tra Scozia e Inghilterra, però, un nuovo referendum può essere concesso solo dopo l’approvazione della Camera dei Lord e da quella dei Comuni a Londra. E poi tutto dovrà passare al vaglio della Regina. Se Westminster voterà no alla richiesta di Edimburgo si aprirà una crisi politica mai vista finora. Le premesse non sono delle migliori, dato che la premier May ha già fatto sapere che non è il momento giusto e che Londra non aprirà i negoziati sulla proposta scozzese.

 

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1 commento

  1. essere indipendenti da Londra per voler diventari schiavi dalla UE
    può essere spiegato solo dalla più celebre bevanda prodotta in Scozia…

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