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Bruxelles, 1° feb – Ieri sera, a Londra, hanno avuto luogo i festeggiamenti ufficiali per la Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Un traguardo fortemente voluto dal governo conservatore di Boris Johnson e dalla maggioranza dei cittadini britannici (checché ne dicessero i media globalisti, che per mesi e mesi hanno continuato a raccontarci di una Gran Bretagna che si era pentita del voto del 2016). Di conseguenza, a Bruxelles hanno deciso di rendere visibile la Brexit anche su un piano strettamente simbolico: la Union Jack, la bandiera del Regno Unito, è stata rimossa dagli edifici dell’Unione europea.

Ammainata la Union Jack

Il drappo nazionale della Gran Bretagna è stato infatti ammainato dall’Europarlamento, dal palazzo del Consiglio europeo e così via. La Brexit è realtà. Ed è dunque il tempo dei festeggiamenti o della rassegnazione: «Da domani – ha detto ieri Ursula von der Leyen – si apre un nuovo capitolo. L’esperienza ci ha insegnato che la forza non risiede nello splendido isolamento, ma nella nostra unione, che è unica». Alla presidente della Commissione Ue ha fatto eco il sindaco della capitale britannica, Sadiq Khan, che non ha mai nascosto la sua ostilità alla Brexit: «Londra è una città aperta e lo sarà sempre», ha affermato.

«La Brexit apre una nuova era»

Di ben altro tenore è stato invece il discorso del premier Boris Johnson, che ha parlato alla nazione in trasmissione televisiva: «Per molti questo è un momento di speranza, ma ci sono tanti che provano un senso di ansia e di perdita», ha sottolineato Johnson, ribadendo con forza che l’Unione europea «si è evoluta in una direzione che non va più bene al nostro Paese». Pertanto, ha aggiunto, «vogliamo che questo sia l’inizio di una nuova era di cooperazione amichevole fra la Ue e una Gran Bretagna energica, una Gran Bretagna che è simultaneamente una grande potenza europea ma veramente globale nel suo raggio e nelle sue ambizioni».

Vittoria Fiore

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